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L’EDITORIALE di Elena Galifi

Alessandro Baricco, immancabile alla fiera letteraria Più libri più liberi di Roma, che quest’anno è stata ospitata nel Centro Congressi La Nuvola, l’opera di Fuksas, ha raccontato come sta prendendo forma il suo nuovo libro, per il momento ancora senza un titolo

Dopo 10 anni da I barbari, lo scrittore elabora nuove riflessioni sulla società in cambiamento, senza demonizzare né esaltare la realtà, del digitale, contemporanea

Baricco legge in anteprima alcuni brani dove dice che il web non ha solo smaterializzato i dati, ha smaterializzato noi esseri umani.  Ci ha reso degli ‘iperuomini’, prodotti con lo stesso sistema del resto del mondo digitale

Il nuovo libro

Alessandro Baricco racconta che, dopo 10 anni da I barbari, scrive il suo nuovo saggio sulla società questa volta chiuso in casa, rispecchiando di fatto il modello attuale di confronto e di ricerca che avviene perlopiù ad una scrivania.

Si tratta, dice, di un lavoro difficile come è complesso, sempre a suo dire, l’impianto stesso del libro.

La narrazione vincente, ci dice Baricco, questa volta è differente. Viene superata la tematica dei barbari che ci stanno invadendo. Viene, invece, affrontato un nuovo cambiamento culturale, una vera e propria rivoluzione tecnologica, detta rivoluzione digitale.

Gli umani stanno cambiando profondamente, continua Baricco, e si valuta se in peggio e in modo non controllabile, ma comunque, afferma, ciò che accade non è a mio modo. Rimanendo fermi nel rifiuto di cò che non comprendiamo non usciamo dall’angolo dei nostri dubbi. Quindi, nella preoccupazione, non ne cogliamo le opportunità.

Alessandro Baricco inizia la lettura del primo brano e realizza un viaggio affascinate e virtuale dalla nascita del web ai giorni nostri

Lo fa trasferendo a noi una sua ricerca, che in sintesi e in parole semplici, rappresenta la storia dell’uomo degli ultimi 50 anni. Lo scopo non è solo rivelare a sé stesso e a tutti cosa sia accaduto, ma cercare di capire cosa, o meglio chi, ci ha condotto alla rivoluzione tecnologica.

Ribaltiamo la visione delle cose

Così lo stesso Baricco comincia con il proporre un’altra ipotesi, un altro modo di vedere le cose. Parte da un inciso, accettando che si tratta di una rivoluzione mentale che rende gli umani diversi. Afferma  che l’essere umano si sta trasformando e usa le piattaforme informatiche per soddisfare tutte le necessità, come Google per acquisire conoscenza o Facebook per tessere relazioni.

Ribaltiamo la visione delle cose e prendiamo in considerazione il fatto che la tecnologia non è causa ma effetto di rivoluzione mentale.

Lo stesso continua e dice, concentriamoci, quindi, a capire quale umani hanno generato tali strumenti. Che tipo di uomo o intelligenza ha creato il tutto, ossia cerchiamo di capire la rivoluzione mentale che ha preceduto la rivoluzione digitale.

Il libro è improntato su questa domanda che lo scrittore pone a se stesso e a noi, ossia da che pericolo l’uomo stava scappando, e verso dove quell’uomo si stava dirigendo.

Capire chi è l’uomo che usa il digitale

E se chiedete, continua Baricco, perché abbiamo urgenza di capire chi è quell’uomo che usa il digitale e perché proprio oggi abbiamo la necessità di sapere, posso dirvi che se inquadro questo uomo conosco meglio me, mio figlio, gli strumenti.

In che modo si può procedere se non si riesce ad andare fino in fondo e capire, continua l’autore. Non mi rimane che fare come i geologi e studiare ciò che viene fuori da luoghi inesplorabili, e come gli archeologi del sapere, invece, studiare le rovine del passato, i reperti archeologici che mi fanno comprendere l’uomo che ci ha preceduto. Tutto questo per cercare di capire il nuovo, le nuove tecnologie e le sue applicazioni, quelle che tutti usiamo e nominiamo ma che in realtà la maggior parte di noi non sanno con precisione cosa sono. Per esempio, ha chiesto alla platea, che differenza esiste tra Web e Internet.  Nessuno lo sa, o comunque pochi. La percezione sintetica delle cose è difficile, come anche i movimenti mentali che ne derivano.

Da qui la sua necessità di dedicare una parte del libro nella spiegazione, in modo elementare e sintetico, della storia di internet, dalla nascita ai giorni nostri.

Ma lo stesso Baricco descrive il passaggio al digitale, in un modo veramente sorprendente

Dal calcio balilla ai videogiochi

Baricco continua la sua spiegazione attraverso la descrizione di un importante passaggio epocale. E lo spiega attraverso il gioco e il modo di giocare dell’uomo, cambiati nel giro di pochi decenni, fino a “smaterializzare l’esperienza”.

Il passaggio è raccontato proprio attraverso il mutare dell’esperienza fisica vissuta con il calcio balilla, una fisicità che va sfumando con il flipper fino a sparire con il videogioco space invaders

Il calcio balilla era, ed è, un gioco meccanico che fa muovere tutto il corpo. La sua esperienza di gioco è palesemente materiale, quindi fisica. I rumori sono prodotti realmente dal giocatore e dal giocare.

Poi si è passati al gioco del flipper, dove la pallina non la puoi più toccare e i suoi non sono rumori reali. Tutto è sotto vetro. Si gioca unicamente schiacciando due pulsanti. Sfumature diverse. Il corpo, ci ricorda Baricco, si muoveva unicamente per impressionare, per fare colpo sugli spettatori.

Con l’avvento del videogioco space invaders, non ci sono più palline, né rumori reali e nulla è più vero. Ci sono solo marziani e suoni metallici. Tutto è riprodotto, anche la persona che si muove nello schermo. Asetticamente, tutto sotto vetro. E si gioca in solitudine.

Guidati da intenzioni pacifiche

Tornare indietro non si può e a nessuno piace, questo ci dice Baricco. E il giudizio che esprime lo scrittore non è etico ma rappresenta un’analisi di carattere mentale. Lui sottolinea che, come ha descritto nel diverso modo di giocare, si scompone l’esperienza. Abbiamo modificato il modo fisico di fare le cose. La stessa postura fisica. Siamo approdati allo schema “Occhi tasti schermo”, abbandonando quello antico di “Uomo spada cavallo”. Questo schema rappresenta la civiltà digitale.

Allo stesso Baricco piace pensare che il cambiamento non è solo quindi nell’azione, nell’attività dell’uomo, ma ispirato da una mutata intenzione. Scomparso il cavallo, sostituito dalla un mezzo elettronico, ma soprattutto sparita la spada, per approdare ad una cultura che tende alla pace. Per secoli l’uomo stava al mondo e si evolveva attraverso la guerra. Oggi si è guidati da intenzioni pacifiche. Questa è la meraviglia del digitale.

Forse è un’utopia raggiungere la pace, ma forse le nostre intenzioni, almeno quelle, si spingono in quella direzione. Non va, comunque, dimenticato che l’ultimo secolo è caratterizzato dalla nascita di istituzioni, organismi e associazioni nel settore sicurezza, pace e disarmo in Italia, in Europa, nel mondo.

Non si sa se si possa o meno realizzare l’intenzione pacifica, ma questo tentativo può rappresentare, secondo lo scrittore filosofo, una spiegazione al perché siamo arrivati al digitale, e lo si fa interpretando le intenzioni e i valori dell’uomo che ci ha preceduto e considerando la rivoluzione culturale in un momento precedente.

Si pone quindi l’attenzione, ribadisce Baricco, su l’uomo che ci ha preceduti e che ha inventato il digitale, ossia colui che ha generato l’uomo di oggi.

Da Ipertesto a Iperuomo

L’uomo di oggi, conclude Baricco, lo possiamo comunque definire, per analogia all’Ipertesto, come Iperuomo. E proprio come nell’ipertesto, dove ad una parola o concetto sono legati, attraverso link, altri testi o immagini, altre parole o concetti, legate ad altro ancora, all’infinito, anche l’uomo di oggi non è costretto ad essere necessariamente lineare. Per quanto rischioso bisogna andare in là.

Il sistema dei link …ricorda il sistema della nostra mente libera.

E così, il videogioco space invaders, non è più il gioco ma la vita. E, nel sintetizzato l’estremo, viene creata una copia dignitosa di uomo.

In questo tratto utopico il web consente l’espressione di ciò che già esisteva, ossia la necessità di affrancamento dagli schemi e dalle caste.

Ci sembra ribadire, da parte di Baricco, la funzione universale e democratica di un sistema che può essere alla portata di tutti. Anche e soprattutto da parte di chi, fino ad oggi, è stato considerato fuori dagli schemi se non discriminato, invece di essere riconosciuto come una intelligenza aperta e incontenibile.

Bisogna solo cogliere da parte di tutti le opportunità di crescita e di apertura che gli strumenti digitali ci pongono avanti, per ampliare e diffondere la conoscenza, non già per restringere le funzioni umane, materiali e celebrali.

E, per chiudere, una piccola curiosità. Il caso ha voluto che le prime riflessioni, sull’era del digitale descritte nel libro, avvengano proprio in una “nuvola”, riflessioni in sintonia, come vedremo poi, il concetto di cloud computing, ossia un termine che fa parte a pieno titolo della realtà digitale.

Le parole di Baricco risuonano in questa nuvola e si amplificano nella mente dell’attento uditore e nel cuore, che mai smetterà di battere, del lettore, un uomo che rimarrà sempre e comunque fortemente legato al libro.

Attendiamo quindi settembre, come probabile data di uscita del nuovo capolavoro di Alessandro Baricco.

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