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#NONSOLOTEATRO di Elena Galifi

Ma come fa ad essere così vero?
Semplicemente…finge!

Raccontare Turi Ferro, racchiudendolo in una sintesi è una impresa difficile! È come provare a inserire il grande mondo del teatro, di tutti i tempi e in tutte le sue forme, in una unica minuscola definizione.

L’impresa è riuscita però. Al regista Daniele Gonciaruk con il documentario Turi Ferro, L’ultimo Prospero, presentato in occasione della Festa del Cinema di Roma 2019.

L’anteprima assoluta si è tenuta lo scorso 21 ottobre 2019 nella splendida sala del Teatro Palladium di Roma, accanto al regista sul palco della figlia Francesca Ferro, della nipote Fioretta Mari e dell’attore regista Fulvio D’Angelo alla presenza di tanti artisti in platea accorsi all’evento.

Lo stesso Daniele Gonciaruk è partito dall’idea del restauro di vecchio materiale video girato nel 1997 con una semplicissima handicam hi8, realizzando di fatto un tributo al grande attore catanese. Il film di 84 minuti è stato presentato, da Gonciaruk fortemente emozionato e ha commosso il pubblico in sala, anche per la immancabile presenza della figlia Francesca.

Il film, come lo stesso regista racconta tra i suoi ricordi, prende proprio spunto da quelle immagini di backstage catturate dallo lui stesso ragazzo poco più che venticinquenne, durante l’allestimento teatrale de “La Tempesta” di William Shakespeare, in cui un Turi Ferro oramai ottantenne, aveva la parte di Prospero. L’ultimo Prospero.
Nel docufilm, il ricordo del grande artista si perfeziona con la testimonianza di importanti personaggi del mondo dell’arte teatrale, cinematografica e televisiva.

“Turi Ferro, L’ultimo Prospero” è prodotto dallo stesso regista con Officine Dagoruk e da Ninni Panzera per La Zattera dell’Arte, presente alla kermesse cinematografica nella sezione “Omaggi e restauri”. Fondamentali per il recupero del girato sono stati l’apporto della Laser Film di Roma che ha curato il restauro del suono e il lavoro di pre-mix del messinese Patrick Fisichella.


Turi Ferro: artista poliedrico

Nel teatro, come nel cinema, ci sono attori comici tali per il loro viso, per il loro modo di parlare, per una loro ironia innata o per la loro origine… come, invece, artisti dalla sorte opposta destinati a ruoli drammatici.
Altri che rivestono parti di protagonisti in opere del teatro classico.
O altri solamente che recitano in vernacolo. Altri ancora ricoprono solo ruoli di primo piano, altri invece solo secondari. Altri usano la loro faccia, altri ancora si truccano fino a diventare irriconoscibili. E così all’infinito…

E poi c’è Turi Ferro! Che è tutto questo insieme ed oltre…! È l’incarnazione della teatralità stessa.

Turi Ferro: di nuovo tra le luci della ribalta

Quella di Turi Ferro, è l’immagine di quegli attori dalla presenza scenica insostituibile e fondamentale, sebbene a volte silenziosa, che possono essere ricordati anche senza clamore. Presenze vive come affascinanti e solidi pilastri di costruzioni monumentali che, se non ci fossero, farebbero cadere l’intero impianto storico e culturale. O meglio che sono loro stessi parte fondamentale e integrativa di quel panorama.
Come gli occhi di Turi Ferro, o i suoi gesti, la sua mano, i suoi tempi scenici, le sue pause, la sua ironia, la sua voce, il suo dialetto, il suo monologo in Prospero.

Riuscire a raccontare in un frammento di tempo questo grande artista non solo una impresa, ma diviene un’arte e Daniele Gonciaruk è riuscito in tale compito.

E tutto questo, e altro ancora, nel documentario e tra i presenti.
Il Regista ha celebrato Turi Ferro, scomparso nel 2001, come persona, attore, grande artista, e nel fare questo ha reso elegantemente omaggio al teatro.

Ha commosso sprigionando quella felicità tra i presenti per una emozione che ha spinto gli spettatori a curiosare ancora di più tra le quinte, come nella storia, fino ad arrivare a sentire profondamente quel sentimento che lo stesso Turi Ferro viveva e trasmetteva calcando il palcoscenico. Per riuscire a sentire ciò che lo rendeva persona e non personaggio, attore e non, come diremmo oggi, VIP. Un professionista serio che nutriva un rispetto serio e severo per ciò che faceva, con impegno e amore, un profondo e infinito amore.
Quella sensazione che lo stesso Daniele Gonciaruk ha provato la prima volta che ha incrociato quegli occhi grandi del maestro.

Turi Ferro: il Prospero di Shakespeare

Nel 1994 – racconta Daniele – dopo il diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, non avrei immaginato di avere l’occasione di conoscerlo e addirittura lavorare con lui, come accadde poco dopo presso al Teatro Stabile di Catania, nel 1997. Turi era già avanti con gli anni, ma ciò non gli impediva di trasformarsi in un leone ogni qualvolta compariva in palcoscenico.

Lo Stabile etneo decise di allestire, appositamente per il suo primo attore, il testamento di William Shakespeare: “La Tempesta”; e fu proprio in quell’occasione che ebbi la fortuna di incontrarlo.

Mi resi immediatamente conto della grandezza di quell’uomo, ormai quasi ottantenne, ed ebbi la precisa sensazione che quello che stavamo per mettere in scena sarebbe stato uno spettacolo per certi versi unico, in quanto il grande interprete incontrava Prospero, il suo “gemello”.

Ricordo perfettamente la sera in cui chiesi a Turi il permesso di seguirlo con la mia piccola videocamera durante le prove.

Turi – o meglio il “Signor Ferro” come lo chiamavo io – acconsentì. Lo fece per affetto, e mi rese felice: mi sentivo un privilegiato. Realizzai ore e ore di riprese, che alla fine decisi di chiudere e custodire gelosamente in un cassetto.
Oggi quel cassetto è stato riaperto, e il materiale prezioso, seppur contenuto in quelle ormai desuete miniDv a bassa risoluzione, fa parte integrante di questo lavoro, anzi ne è il filo conduttore.

Dopo una ricerca minuziosa di immagini di repertorio spesso sporche, rovinate e con un audio incerto, pazientemente restaurato, ho voluto ricostruire, anche grazie al prezioso contributo del materiale di repertorio di Rai Teche e alle testimonianze di illustri artisti che lo hanno conosciuto, a livello umano e professionale, un modo di fare teatro che ormai appartiene soltanto agli antichi maestri.

È questa la genesi di un documentario che non si limita a raccontare la storia di una carriera importante, ma che vuole anche dipingerne i contorni ed entrare nella sostanza di un talento raro. Non una cronologia di eventi, ma un omaggio alla memoria di un grande interprete. E allo stesso tempo, per chi saprà ben vedere, un atto d’amore verso il Teatro stesso.

Turi Ferro: nei racconti di chi lo ha conosciuto

Quello che ha realizzato Daniele Gonciaruk è un importante e sentito tributo ad uno dei maggiori talenti siciliani.

Nasce dal suo rapporto personale intenso e formativo col grande maestro, ma anche da un lavoro di ricerca video-iconografica, cui hanno offerto un valido contributo la Rai Teche e il Teatro Stabile di Catania nel reperimento del materiale di repertorio.

Il regista messinese ha messo assieme, tassello dopo tassello, un percorso artistico del grande attore etneo vissuto attraverso i racconti e i ricordi di chi lo ha conosciuto di persona, lo ha ammirato da spettatore, ha lavorato con lui, fornendo la fondamentale testimonianza di alcuni nomi illustri del teatro e del cinema italiano con cui Ferro ha lavorato nella sua intensa carriera.

Tra questi i più illustri spiccano Paolo Taviani, Lina Wertmuller, Gabriele Lavia, il collega e amico Giulio Brogi, recentemente scomparso; ma anche un ricordo inedito della grande Mariangela Melato. Non mancano testimonianze legate alla terra di Turi Ferro e ai suoi rapporti con artisti di origine siciliana, tra cui Leo Gullotta, Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina e Fulvio D’Angelo, e un contributo della stessa figlia di Turi, Francesca.

Da loro, dai loro ricordi e racconti, viene fuori la figura di un uomo, di un artista e di un’epoca a cui ispirarsi per dare una ricetta per il teatro e il cinema di domani.

Nel documentario si racconta quando i fratelli Taviani videro il fascino di un uomo e i due grandi occhi espressivi di Turi Ferro, che interpretava Liolà di Pirandello, che ricordiamo lui essere il più grande interprete, e lo interpellarono come protagonista per il film Un uomo da bruciare. Ma di presenza, fuori scena, si accorsero che il grande attore parzialmente calvo e loro non volevano l’autenticità anche in testa, quindi niente parrucche o altro. Ma non rinunciarono a lui. Anche da questo racconto venne fuori che Turi Ferro amava truccarsi e trasformarsi, e anche da giovanissimo spesso si mimetizzava da anziano.

Questa sua poliedricità è stata sottolineata da Lina Wertmuller, la quale lo ha scritturato per più parti, in personaggi legati tra loro in odore di mafia, nel film Mimì metallurgico ferito nell’onore.
Era una maschera vivente. Non curava solo la voce e le battute, ma ogni particolare, e a parlare era anche il suo corpo, come ricordava Gabriele Lavia. Era severo sul lavoro per lui e per i suoi collaboratori, e spassoso fuori. Stare accanto a lui, voleva dire avere una grande scuola di teatro e di vita. Nella sua forza che sempre dimostrava e nel contempo nella sua rara fragilità e mai svelata, che solo oggi viene allo scoperto con le parole di Mariangela Melato.

Ma le testimonianze ci sono anche tra il pubblico, dove sono i suoi amici e c’è chi lo ricorda nella sua immensità tra le opere classiche, interpretando per esempio Shakespeare. Ma anche la sua grandiosità, quando metteva in scena le opere del Vangelo tra le vie delle cittadine siciliane e riusciva a coinvolgere compaesani, nelle vesti delle milizie con il solo compito di morire ad un determinato segnale. Ma il più delle volte l’emozione di questi attori improvvisati prendeva il sopravvento, iniziavano a parlare e la scena tragica diveniva comica. Ma per Turi Ferro anche quello era teatro. Ne era divertito ed era scuola.

Turi Ferro: lontano dai riflettori

Gonciaruk definisce il suo docufilm un atto d’amore sia verso un teatro di qualità, che sembra sempre più sparire tra mille difficoltà e soffocato da fenomeni differenti, oltre che verso il grande maestro che gli ha trasmesso l’amore e l’importanza del rigore nel mestiere.

La serata ha messo in evidenza luci e ombre, punti forti e tenere debolezze su Turi Ferro, il quale pur essendo un uomo di spettacolo non amava i riflettori e non si faceva facilmente intervistare, Era un uomo buono e disponibile con tutti, nel contempo severo e rigoroso sul lavoro, per l’amore e infinito rispetto che nutriva nei confronti del teatro e della recitazione.

Faceva della sua vita un teatro e del teatro la sua esistenza.

Celebrarlo non è compiangerlo ma guardare al futuro con speranza e orgoglio!

Turi Ferro va conosciuto dai giovani e riscoperto dai più… un film su di questo grande artista è quel che ci voleva!




La Zattera dell’Arte e Officine Dagoruk
in collaborazione con RAI Teche
presentano
Turi Ferro - l’ultimo Prospero



CAST TECNICO & CREDITIS
Soggetto e regia Daniele Gonciaruk
Montaggio e riprese Daniele Gonciaruk
Musiche originali Massimiliano Pace
Fonico di mix Michele Guardini 
e restauro suono 
Primo montaggio audio Patrick Fisichella
Colorist Guerrino Di Benedetto
Versione inglese scritta da Francesco Torregrossa e Anna Aloisio 
Post produzione video 
e sottotitoli Laser Film
Prodotto da La Zattera dell’Arte e Officine Dagoruk

Genere Documentario
Durata 84 minuti
Paese Italia - Lingua Italiano, Siciliano
colore colore/bianco e nero
Materiale Video di archivio Rai Teche e Teatro Stabile di Catania

Materiale Fotografico:
Airaghi & Perego
Luigi Ciminaghi
Elena Bono
Tommaso Le Pera
Giuseppe Leone
Luigi Martinez
Daniele Montruccoli
Massimo Palamenghi
Michele Pennisi
Nadia Scanziani
Guido Pistone
Alfredo Pierangelini
Angelo Pitrone
Gianfranco Rota
Carlo Santagati
Giuseppe Sinopoli
Mario Torrisi
Franco Troiani
Vitaliano Elia

in collaborazione con Rai Teche e Teatro Stabile di Catania
Si ringrazia Guglielmo e Francesca Ferro

Turi Ferro: breve Biografia

Salvatore Ferro – detto Turi – nasce a Catania negli anni ’20 e fin da bambino segue le orme del padre, attore dilettante, esibendosi in teatrini salesiani i e interpretando da subito autori come Giovanni Verga e molti altri scrittori siciliani.
A livello professionale si esibisce con i primi spettacoli teatrali dalla fine degli anni ’40 con la moglie Ide Carrara divenendo da subito il maggior interprete delle opere di Luigi Pirandello ( e non prossimo non ricordare “I Giganti Della Montagna”, la “grande incompiuta”, messa in scena da Giorgio Strehler ) e continuando a portare avanti la grande tradizione teatrale siciliana, con Leonardo Sciascia, Giovanni Verga o anche Trasporta in versione teatrale, anche i romanzi di Vitaliano Brancati. E non solo nel 1957 crea con la moglie “L’Ente Teatrale Sicilia”, riuscendo ad unire i migliori attori teatrali regionali quali Michele Abruzzo, Rosina Anselmi e Umberto Spadaro.
Turi Ferro è uno dei pochi attori di teatro, a essere diretto in palcoscenico del grande regista cinematografico Roberto Rossellini, al Festival di Spoleto.
Tra i film sul grande schermo ricordiamo nel 1961 a fianco di Gian Maria Volonté “Un Uomo da Bruciare”, diretto da Paolo e Vittorio Taviani. Nel 1965 appare come attore caratterista, a fianco di attori cinematografici come Ugo Tognazzi, Jean-Claude Brialy, Stefania Sandrelli e Nino Manfredi, nel film drammatico “Io La Conoscevo Bene”, diretto da Antonio Pietrangeli. O nel 1979 al fianco di Michele Placido “Ernesto” diretto da Salvatore Samperi; nel 1981 interpreta un cameo con Vittorio Gassman, Paolo Villaggio e Laura Antonelli, nella commedia “Il Turno”, diretta da Tonino Cervi (figlio del grande e compianto Gino Cervi).
In televisione (nella metà degli anni 60′), Turi Ferro ottiene maggiore successo, portando sotto forma di sceneggiati alcune sue opere teatrali di grande importanza, come “Mastro Don Gesualdo”, “I Malavoglia” e “Il Segreto Di Luca”, quest’ultimo tratto dal romanzo di Ignazio Silone. Avrebbe dovuto interpretare Geppetto nel film “Pinocchio” di Roberto Benigni.

Daniele Gonciaruk

Sin da adolescente dimostra una passione per il teatro viscerale e costante che prende forma quando entra a far parte della compagnia della scuola “Verona Trento” di Messina, capitanata dal maestro Totò D’Urso. Conseguita la maturità si trasferisce a Roma e viene ammesso all’Accademia Nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, ove nel 1994 conseguirà il diploma.
Interpreta ruoli in opere di Verga, Pirandello, Sofocle, Beckett, Sciascia, Vittorini, Camilleri insieme ad attori e registi di grande rilievo tra cui Luca Ronconi, Turi Ferro, Franco Branciaroli, Armando Pugliese, Carlo Cecchi e Giuseppe Patroni Griffi. Frequenti le sue apparizioni in diverse fiction televisive di rilievo fra le quali spiccano La piovra, Il capo dei capi, Squadra Antimafia, Squadra di Polizia, e nei film “Il compagno americano” di Barbara Barni e “Il Cattivo Poeta” di Gianluca Jodice di prossima uscita.

Alla fine degli anni novanta inizia a dedicarsi al cinema girando alcuni cortometraggi tra cui “A trenta secondi dalla fine” che viene presentato al Messina Film Festival con positivo riscontro di pubblico e critica. Nel maggio 1998 l’Assessorato alle politiche giovanili di Messina gli affida dei seminari sulla recitazione presso alcune scuole della città situate in quartieri cosiddetti “a rischio” per cercare di favorire lo sviluppo e l’interesse di ragazzi verso il teatro; incarico che svolgerà fino al maggio 1999. Tra il 2005 e il 2006 con il gruppo musicale Milagro Acustico collabora alla realizzazione di due album prodotti dalla Compagnia Nuove Indie e RaiTrade.

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