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Sui campi in erba di Wimbledon è in corso il terzo slam stagionale

 

Dal ‘total white’ alle fragole con panna il torneo londinese è l’evento tennistico più prestigioso al mondo

La storia e la tradizione di Wimbledon hanno fatto sì che il torneo londinese diventasse nel corso degli anni l’evento tennistico più prestigioso e affascinante del mondo.

In questi giorni si sta disputando sui campi in erba dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club il terzo slam stagionale che viene preceduto in ordine cronologico dall’Australian Open e dagli Open di Francia.
È un evento che dal 1877 si ripete nel tempo. Per due settimane sui campi in erba attorno a Wimbledon i migliori tennisti al mondo si danno battaglia per conquistare un posto nella storia. A rendere la manifestazione unica nel suo genere una serie di regole e codici inderogabili che hanno contribuito, di fatto, a dare eleganza ed esclusività al torneo quasi si trattasse di qualcosa di sacro prima ancora che di sportivo: uno su tutti il ‘total white’.
Infatti, la tradizione vuole che tutti i partecipanti debbano indossare un completino interamente bianco, dalla maglietta ai pantaloncini, dalle scarpe ai calzini e ancora da eventuali fasce, polsini, bandane e cappelli fino alla biancheria intima.
La regola di vestirsi di bianco è talmente rigida che chi non la rispetta viene multato. Addirittura nel 2013 il vincitore di venti tornei del Grande Slam, Roger Federer, venne rimandato negli spogliatoi dall’arbitro per via della suola fluorescente delle sue scarpe.
Eugenie Bouchard, la tennista canadese, invece, ha avuto un problema con il reggiseno: la giudice di sedia ha dovuto sincerarsi che la spallina di colore nero non violasse il dress code.

 

 

Tradizione o vezzo da vecchi aristocratici? Il perché del tradizionale colore bianco va ricercato nelle origini del torneo: pare, infatti, che gli eleganti e aristocratici soci dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club non gradissero affatto le macchie di sudore visibili sulle divise colorate dei giocatori. Da qui nasce nel corso degli anni un decalogo, chiaro e senza possibilità di fraintendimenti.
Tuttavia nel corso delle varie edizioni non sono mancate eccezioni alla regola. Nella leggendaria finale del 1980 tra Bjorn Borg e John McEnroe al fuoriclasse svedese fu consentito di indossare la fascetta rossa, mentre recentemente a Maria Sharapova è stato concesso di indossare pantaloncini arancioni.
A Wimbledon il dress code non riguarda soltanto i giocatori e le giocatrici impegnati nel torneo, ma l’eleganza arriva anche sugli spalti. Agli spettatori è permesso il casual, ma sono vietati i jeans sdruciti, le canottiere, le scarpe sporche e i pantaloncini sportivi, inoltre, gli uomini sono invitati a non togliersi la maglietta mostrandosi a torso nudo.

All’interno dell’All England Lawn Tennis Club è severamente vietato dire parolacce, interrompere il gioco con commenti ad alta voce o disturbare i tennisti in campo con la suoneria dei cellulari, difatti, vanno rigorosamente spenti. E se per caso capita che la palla finisce tra gli spettatori nel corso della partita, non va trattenuta come souvenir, bensì rilanciata a uno dei raccattapalle in un momento di pausa dal gioco. Insomma, l’educazione è tutto a Wimbledon.

Non c’è Wimbledon senza fragole

 

 

 

Nulla di più nobile quello di servire le fragole con panna agli spettatori sulle tribune attorno ai campi di Wimbledon. Una tradizione che si è stabilita già alla fine dell’800 con un consumo nelle ultime edizioni di circa 34 mila chili di fragole e 7 mila litri di panna.

Lo spettacolo è appena iniziato, i migliori al mondo si sfidano nel santuario del tennis, laddóve il tempo sembra essersi fermato.

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