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La Sicilia agrumaria del mio immaginario è quella dei racconti di mio padre quando mi parlava della Conca D’Oro.

Quell’appellativo si riferiva ai limoni che, tra aprile e maggio, maturavano e dipingevano di color giallo oro grandi distese fertili di terreni, oggi purtroppo inghiottiti da colate inarrestabili di cemento”

Così Salvatore Imbesi,  addetto ai lavori ed esperto del settore agrumicolo, rievoca quella produzione limonicola siciliana che, fin dagli anni Cinquanta, interessava vari settori della filiera: dai contadini, ai sensali, dai commercianti ai proprietari dei magazzini, dagli esportatori ai disegnatori di cassette per arance e limoni. La concorrenza della Florida mise ben presto fine alle esportazioni.

Quella della Sicilia agrumaria è stata una grande storia, fatta di impegno, sacrifici, speranze e disillusioni, che vive nei miei ricordi e nei segnali inconfondibili dell’azione di fattori naturali e umani che hanno ridisegnato il paesaggio. A quell’epoca, e fino agli anni ottanta, il prezzo dei limoni e quello dei derivati permetteva a una famiglia con soli due ettari di limoneto di vivere agiatamente“.

Già in quegli anni vi erano, inoltre, a tutela della produzione, contributi per la lotta al mal secco e controlli in campo da parte dei funzionari dell’assessorato siciliano all’agricoltura, che verificavano a campione l’avvenuta potatura delle piante e la rimozione/distruzione del materiale infetto per arginare la virulenza della fitopatia”. 
Oggi è tutta un’altra storia. L’attacco al territorio e al comparto procede inarrestabile e arriva fino ai nostri giorni, con la globalizzazione e le sue logiche di mercato sempre più violente. Degli gli attori della filiera è rimasto ben poco: o sono scomparsi o hanno perso il loro potere contrattuale, oppure all’interno di un comparto stremato diventano pedine di colossi economici. Della celebre Conca d’Oro è rimasto solo il profumo di zagara e la speranza che qualcosa possa cambiare, in futuro!
Limoneto attaccato dal mal secco (Phoma tracheiphila)

Mal secco: inadempienze della politica e mancanza di programmazione

La campagna commerciale agrumicola 2020 vedrà un dimezzamento nella produzione dei limoni, a causa di una serie di congiunture climatiche sfavorevoli, che hanno interessato il comparto agrumicolo fino a gennaio 2019. Ciò in un comparto già colpito parallelamente dal Citrus Tristeza Virus (CTV) e dal Mal Secco degli agrumi: fitopatie degli agrumi responsabili della morte di milioni di piante in tutto il mondo.
A volerle praticare, le soluzioni ci sono – precisa Imbesi – basta guardare alla Spagna che sul mal secco, per esempio, ha messo a disposizione degli agricoltori interventi fitosanitari e discrete risorse economiche. I nostri competitor sono nella condizione di programmare un piano industriale sul lungo periodo. Tutele e risorse che la Spagna mette sul tavolo anche quando si verificano annate particolari con record dei raccolti, scarsa qualità di prodotto o condizioni meteorologiche avverse. Ciò per tutelare il prodotto interno dalla concorrenza dei Paesi terzi“.
In Sicilia in questi giorni, invece, si discute ancora in tavoli istituzionali su cosa debba farsi e chi debba farlo, a chi attribuire le colpe e le responsabilità delle inadempienze… La politica, la ricerca in agricoltura, i vivaisti, i potatori inesperti, chissà! Quando sarebbe facile –  se realmente ci fosse la volontà di affrontare il problema in modo serio e radicale – pianificare interventi nei vari settori con un piano da parte del Governo con proposte concrete di immediata attuazione”.
Occorrerebbe elaborare un piano di interventi per i prossimi dieci anni valutando realisticamente lo stato di salute degli agrumeti e redigerne il catasto. Quindi concordare con le associazioni di categoria priorità e programmazione delle fasi attuative degli interventi per dare fiducia a chi ha investito o a chi vorrà farlo”.

Il mercato del limone e dei suoi derivati

Il comparto limonicolo, negli ultimi cinque anni, ha vissuto un momento florido, sebbene non certo conseguente a programmazioni mirate che avrebbero potuto spingere ancor di più l’attuale momento di rilancio del settore.
Buoni risultati – sottolinea Imbesi – ottenuti non per merito degli attori della filiera, ma da casuali congiunture internazionali scaturite dalle sventure di altri Paesi; in particolare, le ingenti perdite di raccolto in Florida, le gelate in Argentina e in Grecia e una minore produzione in Spagna. Tutto questo ha fatto sì che, sul mercato italiano ed europeo, non ci fossero limoni disponibili con ricaduta positiva sui prezzi“.

Negli ultimi anni, in Sicilia, con i sacrifici e l’esperienza dei produttori, sono aumentati gli ettari di agrumeti con nuovi impianti o mediante il recupero di quelli esistenti. Il risultato è stato un prodotto di qualità estetica superiore. Il mercato ha risposto con prezzi remunerativi.
Il settore – conclude l’imprenditore –  ha visto crescere (sia in quantità sia in prezzo) anche la richiesta dei derivati dei limoni da avviare alla trasformazione. Finita però la congiuntura favorevole, attualmente siamo in una fase di calo dei consumi e di regressione con prezzi al di sotto del costo di produzione. Ciò a causa della mancanza di regole chiare che garantiscano remunerazione al produttore e certezza al consumatore di bere ciò che è riportato in etichetta. Poter camuffare facilmente i nostri prodotti ha messo in ginocchio la filiera, con perdite di importanti quote di mercato“.
Fonte: www.freshplaza.it
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