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#PensierieParole di Elisa Giulietti 

Questo è uno spazio aperto al Pensiero e oggi la Parola è “Amore”.

Mentre il mondo si evolve alla velocità della luce, si creano nuove realtà e nuovi modi di vivere e di pensare. In questo vortice che sfugge ad ogni controllo umano si perdono valori e se ne instaurano altri.

Il rischio che corriamo, se non ci fermiamo a valutare cosa perdiamo e cosa acquistiamo, è che le parole che usiamo tutti i giorni perdano il loro significato originario e, di conseguenza, svuotino di consistenza anche i pensieri che con esse esprimiamo. 

Allora noi, nello spazio di questa pagina, ci fermiamo per un secondo a ridare il loro legittimo valore a quelle parole che compaiono tutti i giorni nei nostri discorsi ma di cui ignoriamo il vero significato che portano.

 

Elisa Giulietti 


 Leggero…

Le parole su cui ci soffermeremo oggi sono Bisogno e Desiderio. In che modo questi due aspetti entrano in gioco oggi nell’esperienza amorosa?

Software e tecnologie dei nuovi media stanno rendendo sempre più “leggero” il nostro modo di lavorare,comunicare e in generale di vivere. Sempre più “leggero” è anche il nostro modo di pensare, amare e relazionarci con chi ci sta accanto. Ma possiamo realmente ascrivere a una sperimentazione tecnologica iniziata da pochi anni una perdita così ingente di valori etici e morali come quella a cui assistiamo oggi?

Quante volte abbiamo letto o sentito parlare di eroi romantici e amori senza fine. La scomparsa di quelle esperienze emotive di cui un tempo si trovavano descrizioni abbastanza dettagliate, da suggerire che devono essere esistite da qualche parte, ci porta a chiedere quale sia la definizione più appropriata dei termini Amore e Relazione oggi. 

Cosa Amore non è  

Quello della sottomissione totale dell’amante alla sua donna era già un mito da sfatare fin dall’antichità, quando i dettami del poeta latino Ovidio su come le donne dovessero conciarsi per sedurre gli uomini si scontravano con le leggi sul costume pubblico emanate da Augusto. Nel mito, Eco poteva solo ripetere le ultime parole di Narciso per convincerlo ad unirsi a lei mentre lui era tutto preso dalla sua bella immagine riflessa nell’acqua. Forse non a caso Giulietta non poteva muoversi da un balcone mentre Romeo dichiarava il suo amore per lei.

Insomma, di strada ne abbiamo fatta noi donne prima di smantellare una volta per tutte le reali pretese di possessione e prevaricazione sulla donna che si nascondevano dietro un romanticismo da secoli ostentato ed esasperato.

Il rischio che si corre ad essere il centro dei pensieri di un uomo ci continua ancora oggi a dimostrare che non è Amore quello in cui una donna non può concepirsi come tale se non come oggetto dei desideri, o meglio, di possedimento, del suo uomo. Ma se da un lato è vero che di strada ne dovremo ancora fare prima di smetterla definitivamente di “Morire per amore” da vittime di abusi sessuali e violenza domestica, è anche vero che quel poco di emancipazione che ci serviva per poter essere libere di scegliere chi amare almeno in parte l’abbiamo raggiunta. Ma è reale questo potere che ci hanno messo in mano?

Ora, che il mondo possa oggi contemplare l’esistenza di un discreto numero di donne “emancipate”, o meglio, che lottano per avere pari diritti degli uomini ma devono ancora scontrarsi con l’opinione diffusa tra il popolo maschile secondo cui una donna non possa sedere in un parlamento o dirigere i lavori di un cantiere, non può essere una scusa valida affinché un uomo si aspetti che una donna, già che c’è, vista la fatica che spende per farsi riconoscere la sua autonomia, gli faccia anche la corte.

Nel Medioevo, quando le donne eravano ancora alla stregua di oggetti, gli uomini avevano creato un universo fantastico in cui ci facevano credere di essere le padrone del mondo: c’era addirittura un decalogo del Fin’Amor, dell’amore “perfetto”, in cui eravamo chiamate “Domnae”, ovvero “padrone” e che prescriveva all’uomo una totale sottomissione alla donna amata. Il nome Domna in realtà era un riferimento al Dominus, ovvero al padrone di una proprietà feudale e infatti Il Fin’Amor doveva descrivere un rapporto analogo a quello tra cliente e padrone nella gestione di feudi. Insomma un bel gioco di ruoli per cui già da qualche secolo avremmo dovuto prevedere a chi spettasse “la parte dell’uomo” e quali dovessero essere le sorti di un sentimento destinato ad essere mercificato, stavolta non come un bene immobile ma di consumo:

Stiamo applicando, e dico stiamo perché anche noi donne siamo indifferenti e anzi quasi ci compiaciamo del potere che abbiamo, la filosofia del “prodotto di qualità al prezzo più conveniente” anche nel campo dell’Amore e il risultato sono relazioni che cominciano all’interno di una chat e, guarda un po’, lì finiscono: Un Amore che più che esser “Fino” da l’idea di essere sempre più Fine e Affine a se stesso, che non ha più nemmeno dei termini di riferimento per essere definito tale.

Non c’è più un margine di separazione tra Bisogno di Amore e Desiderio di Amare

Oggi gli uomini, inoltre, vogliono essere sedotti e trascinati nel vortice dell’amore senza alzare un dito, aspettando che noi “donne emancipate” ci rimbocchiamo le maniche e, munite di chiodi e martello, montiamo una bella relazione, anche non necessariamente stabile, e magari pretendono anche di sostituirsi al libretto delle istruzioni.

Diciamo che oggi il mondo si spacca tra due grandi gruppi di amanti, maschi o femmine che siano: quelli che Desiderano Amare e quelli che Hanno Bisogno di Amore.

I primi provano un’insaziabile voglia di toccare la dimensione del Desiderio, parola che propriamente significa “lontano dalle stelle”. È una forma di sofferenza per cui chi ama si ritrova sempre a un passo da quello che vorrebbe senza poterlo mai raggiungere e la lontananza dall’oggetto del desiderio provoca lo sviluppo di un’ineccepibile capacità fantasmatica di sostituire per un attimo se stessi e i propri bisogni con l’immagine di ciò che vorremmo.

L’Amare inteso come attività fantasmatica è uno degli argomenti principali del saggio di Freud del 1917 intitolato Lutto e Malinconia, dove troviamo teorizzazioni che hanno un riscontro anche nella mentalità degli antichi, per i quali addirittura l’Amante è il malinconico. Secondo la cosmologia Medievale infatti la Melanconia era uno dei quattro umori del corpo umano influenzato dagli influssi astrali di Saturno e il temperamento malinconico era associato, oltre che guarda caso alla pratica della poesia e dell’arte, anche all’inclinazione all’eros: Aristotele poneva la lussuria tra i caratteri essenziali dei malinconici ad esempio. Detto così Amare fa schifo, soprattutto oggi che abbiamo tutti i presupposti sociali ed economici per poter soddisfare con poco i nostri bisogni. Con un click riceviamo direttamente a casa le scarpe dei nostri sogni o la cena che non abbiamo voglia di cucinare. Evitandoci la scomodità dell’attesa, della speranza e anche del desiderio come linea di separazione dall’oggetto delle nostre aspirazioni, siamo rimasti completamente digiuni anche di quelle sensazioni che ci permettono di percepire veramente la bellezza di ciò di cui entriamo in possesso. Rimanendo nel linguaggio economico, che oggi codifica fin troppi significati, l’Amore, quello vero, è come se fosse un bene di lusso sul mercato: la sua bellezza è proporzionale alla fatica necessaria a raggiungere il proprio oggetto del desiderio. È una bellezza che va conquistata a prezzo del rischio e della fatica e non tutti sono disposti ad investirci sopra.

Dunque oggi che la pazienza e l’attesa sono una virtù di pochi, Amare è scomodo e comporta troppe fatiche, meglio l’Amore

Arriviamo così alla seconda categoria di amanti, ma anche la più diffusa, specie fra gli uomini. Colui che è alla ricerca di Amore non mette in conto la possibilità di Amare, con tutte le fatiche che comporta; vuole piuttosto un angolo di conforto in cui potersi rifugiare quando si sente solo, stressato o, peggio ancora, insicuro. L’uomo che va alla ricerca di Amore vuole qualcuno da cui poter essere compreso, sostenuto, fortificato, ascoltato.

Amare non è per lui un privilegio, né una forma di impegno, piuttosto un’emulsione di sensazioni passeggere con cui poter riempire i suoi vuoti, e la prova è data dal modo in cui sceglie la persona a cui legarsi: Non vuole una donna, vuole una spugna che assorba tutto lo squallore che ha accumulato a fine giornata, per poi donargli il piacere della sua morbidezza.

Oppure un contenitore per le sue ansie che si possa chiudere e aprire senza troppo sforzo ogni qual volta ne abbia bisogno. Insomma, nulla che serva alla pulizia della casa se non alla cura e all’igiene della sua persona. Del resto si sa, gli uomini non puliscono ma amano andare a fare la spesa e il gran supermercato in cui cercano le loro cianfrusaglie si chiama Instagram. Scelgono una decina di filtri: bionda, mora, studentessa o lavoratrice, fashionblogger o fitnessaddicted. Danno una scorsa al numero dei follower e se non è troppo alto da metterli in soggezione e neanche troppo basso da farli cadere nella categoria del “primo prezzo”, il gioco è fatto! Un “Ehi Ciao!” sulla chat e possono considerarsi dei paladini del Fin’Amor. Amano andare sul sicuro, per cui la loro prima regola è tentare la chat prima della conversazione faccia a faccia, che invece potrebbe avvenire con la temutissima ragazza che “Non ci sta”. Evitano la fatica della conquista e il rischio del rifiuto, specie se di persona, cosa che potrebbe ledere pesantemente il loro orgoglio di uomini avvenenti e di successo.  Preferiscono l’acquisto veloce dalla comodità del computer di casa, regno in cui poter intrattenere le loro cavie con ammalianti racconti della loro vita da uomini super impegnati aspettando anche che siano loro a chiedergli di uscire, conferma che il loro tentativo è avvenuto con successo. A questo punto il grosso del lavoro pensano di averlo fatto, il resto tocca alla donna.

Ora, non dobbiamo credere che noi donne non ci marciamo sopra, anzi noi ce ne approfittiamo proprio dell’incapacità di acquisto degli uomini, sempre attenti al prezzo ma ignari della qualità.

Non è quindi improbabile che una donna ci provi gusto a mettere in risalto su Instagram tutte le sue caratteristiche più appetibili all’uomo mediamente interessato a una donna che lo faccia divertire o completi la sua immagine di persona di successo. Insomma anche a noi donne piace darci le arie e qualunque cosa facciamo nell’arco della giornata che possa incuriosire un uomo la mostriamo: che sia la palestra o il vestito nuovo, il caffè con l’amica o la serata in discoteca. Non ci facciamo vedere di certo in pantofole e pigiama, mentre leggiamo un libro o ci impegniamo per la comunità, ammesso che lo facciamo ovviamente.

Arriva il momento di vedersi dal vivo: ecco che crollano tutti i piani dell’uomo che era convinto di aver trovato la spugna più morbida e invece si è ritrovato in mano una pietra pomice per i calli!

La donna è sveglia, intelligente e guarda un po’, sotto la testa bionda ha un cervello e dopo la palestra corre a studiare o fa volontariato. Cosa fare in questi casi? Ahimè, Instagram non fa lo scontrino e l’unica soluzione è andare avanti e far finta di niente, accantonando la pietra all’uscita del supermercato con la certezza di non essere andati incontro a una grossa perdita. Del resto chiudere una chat è molto più semplice che chiudere una conversazione o addirittura una relazione, per cui l’amante disperato pensa che la soluzione migliore sia smettere di scriverle e far finta d non averla mai incontrata.

Il danno non è grave: l’uomo può tornare al supermercato, magari ci spende qualche centesimo in più e trova la spugna a buon prezzo che cercava, la donna pure non è che si metta a piangere per una perdita del genere. Però, se ci riflette un po’ sopra, prima si chiede cosa abbia sbagliato e poi si rende conto della labilità dell’intera morale umana, che ha resa vano e inconsistente ogni principio etico.

Sembra che legami e sentimenti, da liquidi, come poco tempo fa li hanno definiti, siano stati smaterializzati e mercificati in beni di consumo che si possono acquistare online al prezzo irrisorio di un like, per poi evaporare alla velocità con cui si rimuovono dati dall’hardware di un pc.

Se…

Se imparassimo a costruire per far durare, a praticare la cura e anche la riparazione laddove i legami si usurano piuttosto che scartarli per intero di fronte alla prima incrinatura, davvero smetteremmo di vivere nella futilità, nell’evanescenza senza alcuna certezza.

Se realmente nella nostra società si imparasse a costruire relazioni non come si investe denaro, Amare diventerebbe una volta per tutte un impegno reciproco e non un bisogno da soddisfare e né un contratto da firmare per poi disdire dopo poco tempo.

E se realmente uomini e donne avessero gli stessi ruoli e gli stessi diritti, in Amore non ci sarebbero né indipendenti né bisognosi, né dittatori né sudditi, né assassini né vittime.

Non crediamo che la sterilità emotiva dei nostri tempi possa far passare in secondo piano il problema dell’abuso di potere in amore, da cui ancora siamo lungi dall’essere salve.

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Elisa Giulietti
Diplomata da poco al Liceo Classico, coltivo la passione per lo scrivere alla facoltà di Lettere Moderne all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Cinema, Teatro e Sport mi appassionano, ma la Scrittura mi permette di valorizzare ogni attimo della vita, trasformando ogni spaccato del quotidiano in una pagina che sappia d’uomo, dove leggere realtà e assaporare emozioni. Un Maestro mi ha insegnato che il male è inevitabile e prima o poi tutti ne avremo a che fare. Solo sapendo dove si trova e accettando di farne parte possiamo “riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, farlo durare e dargli spazio”. Da lì ho capito che il giornalismo era la mia strada.

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