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#illibrodelgiorno di Elena Galifi

A volte la vita gioca veramente brutti scherzi.Ma veramente brutti!

Sta a noi avere la capacità di trovare tutte quelle risorse che neppure pensavamo di avere e affrontare e la sfida. Per noi e per i nostri cari…

Stefania Cappucci, mentre combatte e sconfigge la sua malattia, si racconta. E racconta di esserci riuscita anche per coloro che ce l’hanno fatta. Mentre ciò accadeva… lei scriveva suoi pensieri, allontanando le sue paure e facendosi coraggio.

Così nasce il libro diario di Stefania Cappucci  “Quando la vita si prende …una vacanza”

Il libro di Stefania sta girando molto. Mi viene offerto di presentarlo in un Aperitivo Letterario ed io non riesco a dire di no. Con emozione e grande senso di responsabilità. Così accetto l’invito


Il libro “Quando la vita si prende una vacanza”

Il Libro di Stefania Cappucci “Quando la vita si prende una vacanza ” è una testimonianza diretta a forma di diario che racconta di quando l’autrice ha combattuto e sconfitto una forma rara di leucemia, grazie alla sua tenacia unita ai progressi della scienza.

Il racconto, scritto in parole semplici, non esprime, come si potrebbe immaginare in una situazione così difficile e dura, né disperazione né paura. Al contrario Stefania dimostra di non voler mai perdere di vista sé stessa, la sua femminilità e il suo carattere. Dimostra, inoltre, di non voler mai smettere di lottare per lei, per suo figlio, suo marito, la sua famiglia, le sue amicizie e per tutti coloro che soffrono.

Anzi sviluppa sempre di più una gran voglia di vivere e ricominciare

Lo scopo di Stefania è dare speranza a sé stessa e agli altri

Il libro vuole dare fiducia a chi si trova di fronte alle difficoltà della vita e invita tutti a vivere bene ogni istante della propria esistenza.

Parole di speranza che rappresentano un inno alla vita: Parole che si richiamano all’amore per la vita, ad una incontenibile gioia di vivere ed un sano equilibrio  nell’accettare, sebbene con fatica, gli effetti sia fisici che psicologici  che una malattia di questa portata possa comportare.

La presentazione 

Ho recentemente presentato e moderato in occasione di un “Caffé letterario” alla presenza della psicologa Daniela La Porta e dell’attrice Giulia Maria Galli che ne ha letto alcuni brani. L’occasione mi è stata data gli ideatori dell’evento Riccardo Evangelista, Francesco Oliveti e Ursula Canciello, organizzato a cura di Laura Francesconi, i quali propongono nel Municipio Montesacro di Roma un ricco e ricercato calendario di incontri culturali.

Non è la prima volta che mi trovo ad avere a che fare con chi scrive con il cuore in mano, confessando dapprima a sé stesso e poi al mondo, i suoi sentimenti di fronte ad una prova così difficile come un TUMORE. Quella parola che fa ancora oggi paura a pronunciare e che spesso viene detta “problema oncologico”, cambiando le parole ma non il senso, quasi a volere mascherare la questione.

Nel 2007 il Reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma ha celebrato i suoi primi 40 anni di attività, e in quella occasione ho avuto l’opportunità di occuparmi della realizzazione di un libro, La Guarigione tra scienza e sentimento, ed ho raccolto e letto le testimonianze dei guariti che in quei quattro decenni si sono susseguiti. Oggi, a distanza di tempo rivivo la stessa emozione di allora con Stefania, attraverso le sue parole.

Il libro di Stefania non è scritto dopo la guarigione, ma durante il decorso della malattia ma nonostante tutto ha una forte carica positiva fin dalle prime pagine e sembra voler imprimere la personalità di lei che lo scrive.

Stefania sembra non perdere mai di vista sé stessa anche nei momenti più difficili, e vuole imprimere la sua immagine sul foglio per ritrovarsi anche nei casi peggiori dopo che il peggio è passato e la confusione potrebbe aver buttato all’aria tutta la sua anima e violato il suo corpo.

Da subito. Il libro inizia con queste parole: “Sono una donna come tante altre, con un marito, un figlio, un buon lavoro, insomma non mi posso lamentare. Sono una persona che odia la monotonia e la noia, metto tutta me stessa nelle cose che faccio, perché a passione è il mio stile di vita”.

Stefania con questo libro sembra ancorarsi giorno per giorno al quotidiano per non perdersi nelle sue paure dell’ignoto, così parla di centri commerciali, di cene e pizzeria, di rapporti di lavoro, di amicizie, di halloween.

A volte, invece, scrive per non farsi confondere dalle paure e dalle incapacità di chi gli sta accanto, nella difficoltà che lei stessa vive a causa degli altri, in particolare la madre e a volte il marito, e vive la rabbia per questa loro impreparazione alla vita e questa loro difficoltà di abbracciare lei e di accogliere anche la sua malattia.

Durante la presentazione sono state lette alcune pagine del libro da parte dell’attrice Giulia Maria Galli.

Molto apprezzato è stato l’intervento della dottoressa psicologa Daniela Della Porta, la quale ha parlato con il cuore in mano, consolidando la sua teoria che le persone vadano affiancate e accompagnate e non obbligate all’ascolto.

Tra le pagine più toccanti citiamo : “Domani  avrò la seconda dose di chemioterapia e già si avverte un’aria carica di tensione, non certo da parte mia, cosa che dovrebbe eventualmente essere normale, ma da parte di chi mi sta vicino. Ogni volta, in questa occasione, sembra che mio marito e mia madre vadano nel panico e cerchino in tutti modi di trovare soluzioni appropriate per non farmi stare da sola nei giorni successivi alla terapia, ma non pensano minimamente che debbano essere loro a starmi vicino fisicamente.

Quindi coloro che dovevano sostenerla sembrano più spaventati di lei, ma lei stessa invece rivela tra e righe del libro e l’emozione della parole che nel frattempo, paradossalmente, colui che per natura doveva essere il più fragile, il figlio Leonardo, si rivela invece il più forte… il super eroe.

Come anche la stessa Stefania, era lei la più fragile, la più bisognosa di tutto, ma soprattutto era lei che doveva essere confortata e desiderosa di speranza e lo rivela nelle seguenti righe: Mi rendo conto che convivere con un malato oncologico è una sofferenza atroce, perché se non riesci a leggere l’anima della persona malata, le uniche sensazioni che si provano sono di smarrimento e di terrore perché non si sa come agire, perché si è coscienti che proprio la persona che ami potrebbe morire.

Conclusioni possibili

Se volessimo trarre delle conclusioni sommaria potremmo dire che con questo libro si ha proprio il desiderio di dare speranza in tre considerando tre valori principali.

Le cure per le malattie oncologiche hanno fatto e fanno continui progressi

Stefania stessa infatti è stata trattata dapprima con la chemioterapia, poi le è stato proposto un trapianto di cellule staminali e alla fine ha subito invece un autotrapianto ed è una delle primi trapianti in Italia.

La malattia si cura anche fondamentalmente e con la testa e il cuore, ossia non sono solo le medicine.

Queste sono più efficaci se sono supportate da una grande forza personale di volontà e se il malato è circondato da un ambiente che gli dà speranza, a cominciare dai medici e dall’equipe sanitaria, dalla sua famiglia, dai suoi amici.

La malattia va accolta per essere sconfitta

Anzi la stessa Stefania arriva ad essere alleata con la malattia stessa e a trasformare le cellule cattive in soldati che combattono lo stesso male che la affligge.

Le testimonianze come questa di Stefania sono fondamentali per contribuire a diffondere speranza.

La vendita del libro inoltre si lega sempre ad una raccolta fondi e tutto questo rende meno vano il sacrificio di chi ha sopportato tanto dolore.

PICCOLA NOTA DI ORGOGLIO 

Il libro, in qualità di DIARIO, è conservatone “Il Piccolo museo del diario” – Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano che conserva preziose testimonianze autobiografiche.

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