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studio Quattro Uno di Roma durante la registrazione di Terra mia con Pino e Rosario Iermano di spalle (1976)
#ritrattodautore di Elena Galifi

Pino Daniele TERRA MIA

La volta che ho sentito parlare del libro di Claudio Poggi e Daniele Sanzone edizioni Minimum fax, dal titolo “Pino Daniele TERRA MIA” è stato durante la sua prima presentazione, quella in presenza di Gino Castaldo, dove ho avuto occasione di conoscere l’autore Claudio Poggi

Da subito di lui mi ha colpito la grande voglia di raccontare e condividere le emozioni di un tempo, quando Claudio conosceva un ragazzo che si chiamava Pinotto, colui che poi è divenuto per tutti Pino Daniele. Un ragazzo autentico. Lo stesso che ritroviamo nella sua musica e nelle sue canzoni.


E questa, raccontata in questo volume, è l’incredibile storia di un ragazzo di 20 anni innamorato del blues…


Tra i regali più importanti che mi ha donato l’anno appena concluso, l’opportunità di presentare il libro Pino Daniele TERRA MIA di Claudio Poggi. Presentare un libro così è stato un onore e nel contempo una grande responsabilità, come anche la grande occasione di scambiare due chiacchiere con l’autore.

Claudio, raccontaci chi era Pino Daniele prima che diventasse famoso, il ragazzo che descrivi nel libro?

Questo libro, come ho scritto, non sarebbe nato e di certo non avrei mai pensato di scriverlo se la notte del 4 gennaio 2015 non mi avesse portato via una persona a me speciale, ossia Pino Daniele, per me Pinotto.
La avventura che io racconto, che poi ha portato alla pubblicazione del primo album di Pino Daniele dal titolo Terra mia di cui io mi sono trovato a curare la produzione, ha inizio con il nostro appuntamento con il destino. Quaranta anni fa in via Toledo. Pino era un capellone schivo e riservato e aveva un sorriso timido, inquieto. Ci siamo incontrati, giusto il tempo di un caffè e Pinotto mi ha consegnato una musicassetta Agfa c60 dove, sulla custodia, erano appuntati con un pennarello blu i titoli di quelli che poi sono diventati successi come “Ca calore”, “Libertà”, “Maronna mia”, “Napule è”, “‘Na tazzulella ‘e cafè”, “Che calore”, “Cammina cammina” e tanti altri.

Qual è la prima cosa che ti ha colpito nell’ascolto della musicassetta?

Io ancora adesso dico che non avevo mai sentito nulla di simile. Pinotto suonava una chitarra che accompagnava queste parole cantate con una voce moderna e nel contempo acerba. Lui si sentiva principalmente un musicista e cantava un dialetto non colto o nobile di grandi poeti e interpreti della canzone classica napoletana. Cantava una lingua sporca di strada. Potrei dire che era antico e contemporaneo allo stesso tempo.
Solo ora possiamo dire che Pino Daniele ha creato una nuova forma di canzone classica napoletana, e tutto nasce da un gesto di ribellione, per quel suo odio e amore forte per la sua città. E da lui è nato tutto il resto in musica per Napoli.

Riascoltare oggi Terra mia, che effetto fa?

Sicuramente oggi lo ascoltiamo in un modo diverso che agli esordi, non solo per riscoprire il “primo” Pino Daniele con valore affettivo, ma per una grande importanza oggettiva, da due punti di vista.
L’album Terra Mia racconta la grandezza di Pino. La sua grande capacità di avere reso la lingua della strada una lingua nobile. Ma anche fatto diventare i gesti e i vicoli della strada in attività nobili, che lui dipinge come poesia.
Inoltre, nella durezza ma anche nei colori unici di Napoli troviamo un linguaggio musicale e canoro moderno, come per esempio in canzoni come “Terra Mia”, che racconta la durezza della vita e nel contempo la capacità di credere nella libertà, o come in “Fortunato”, dedicata alla figura vivente di Fortunato Bisaccia “il tarallaro”, signore che, dagli anni ’50 ai ’90, girava i vicoli della città di Napoli con un berretto bianco e un carretto colmo di biscotti e taralli. All’epoca ho intuito che non esisteva nulla di simile, oggi che ha fatto la storia della musica. Pino è stato un precursore dei tempi. Nel tempo e oggi, sulla scia di Pino Daniele, abbiamo svariati esempi di cantautori napoletani, fino ad arrivare ad evoluzioni varie di generi diversi napoletani.

E’ diverso il valore della musica per i giovani di ieri e di oggi?

Forse la passione per la musica è la stessa ma sono cambiate le condizioni e le possibilità di fare musica. Il libro è pieno di racconti e aneddoti di una storia di vita che non c’è più. Sono certo la lettura è una continua emozione per i più grandi ma che è scuola per i più giovani. Soprattutto quando racconto di tecnologie che oggi sono preistoria, a cominciare dalla musicassetta. Ma anche dai sistemi di registrazione casalinga, come anche quelli professionali di un tempo, che nel libro sono perfettamente descritti. Rispetto ad oggi, ieri i ragazzi avevano meno opportunità tecniche di fare musica. Ma io nel libro racconto di vicende umane, di incontri fatti al bar, di vicoli e appuntamenti. Di capelli lunghi, jeans e t-short. Di poche possibilità di ascoltare la musica, del privilegio di fare musica grazie al fatto di essere stato adottato da zia Lia e zia Bianca, un paradosso.
Racconto anche della avventura per andare a Roma per realizzare il disco tra tante difficoltà, visto che pochi di noi avevano la macchina, anzi solo Dorina aveva una Fiat 500, e non tutti i ragazzi avevano la patente. 

E, a proposito di condizioni, che significa la scelta tra un sogno e una realtà di certezza per Pino?

Mezz’ora dopo l’appuntamento alla casa discografica EMI, Pinotto si sarebbe dovuto presentare alla sede romana dell’Alitalia, per un colloquio di lavoro come assistente di volo. La scelta era quindi tra un quasi certo posto fisso all’Alitalia e il rischio di una carriera nella musica. Era un rischio tra fare successo o tornare a casa. All’epoca aveva ancora senso parlare della possibilità di avere un posto fisso e la decisione di Pino Daniele di rischiare l’incerto della musica abbandonando il certo dell’Alitalia, che all’epoca era certezza. Ma ha vinto il sogno della musica e quella scelta coraggiosa l’ha premiato.

Claudio, tu sei stato il produttore del disco Terra Mia. Cosa è stato in assoluto e per te questo album?

Per me è stato soprattutto un momento della mia vita, di quando ero ragazzo, che poi ha segnato un passaggio anche professionale. Nel libro desideravo raccontare bene la passione ma anche la difficoltà e le avventure per produrre il disco Terra Mia che è stato il primo disco di Pino Daniele e ancora oggi il più venduto tra i suoi successi. Io ho curato la produzione e dal punto di vista personale e professionale, ha segnato la mia vita. L’esperienza umana di quella avventura è unica e irripetibile. Frutto di quei tempi e quei luoghi. Dell’incontro fortunato di menti e di talenti. 

Ci puoi fare qualche nome di artisti che hanno collaborato alla realizzazione dell’album?

La grande musica di Pino Daniele ha raccolto attorno a sé amici che si sono rivelati altri geni della musica e si trattava di ragazzi semplici con una grande passione per la musica, ma grandi musicisti.
Già nel suo primo disco abbiamo nomi come Enzo Avitabile al sax, Rino Zurzolo e Piero Montanari al basso, Rosario Jermano alla batteria e percussioni, Amedeo Forte al pianoforte e Roberto Spizzichino alla batteria. Ma Questo è stato solo l’inizio… 


Era di un lunedì, il 4 gennaio di quattro anni fa, quando davano la notizia della sua prematura scomparsa. Quella di Pino Daniele, uno dei più grandi geni di tutti i tempi della musica italiana e non solo.

Una di quelle persone che entrano nella vita di tutti noi, in punta di piedi e poi ti invadono l’anima

Pino Daniele è tra quei miti che nessuno in vita avverte come tale, perché è tra noi, ci sembra come noi ed è apparentemente uno di noi.

Ma solo dopo, dopo che è scomparso, capisci a pieno che era ed è al di sopra di tutto e di tutti. E lo possiamo fortemente provare attraverso le testimonianze e i racconti di coloro che lo hanno incontrato, conosciuto e vissuto, per un attimo o come amico o come professionista.

Oggi lo riusciamo a vivere a pieno in questi racconti appena accennati nell’intervista e a pieno nelle pagine del libro.

Il libro è stato presentato a dicembre allo Shelter Music Club di Roma, in occasione di uno speciale Aperitivo letterario proposto  da Ursula Canciello, Riccardo Evangelista e Francesco Oliveti, organizzati da Laura Francesconi che ha unito parole e musica. Il gruppo Viento e Terra ha accompagnato la lettura di alcune pagine del libro e i racconti di un Claudio ventenne che ricordava con gioia quel Pinotto, che oggi conosciamo tutti come il mito scomparso nel 2015, Pino Daniele.

Quando mi è stato proposto di presentare il libro, mi sono detta che non sono una giornalista che si occupa prettamente di musica come l’illustre Gino Castaldo che ne ha curato degnamente la nota introduttiva. Sono una conoscitrice e appassionata di musica. Una appassionata raffinata ed esigente, non pensiate!!!

Per quanto mi riguarda, Pino Daniele nella mia vita c’è sempre stato, come in quella di tutti noi. Accanto e a commentare i differenti umori e le mie vicende personali, come anche quelle dei tempi che la nostra società negli ultimi 40 anni stava vivendo, sia nei suoi cambiamenti, sia nel tentativo faticoso di conservare i suoi valori. Sempre in modo differente, nel tempo e nello spazio.

E poiché questo libro è per tutti, mi sento onestamente investita… a pieno titolo di rappresentare il ruolo di fan privilegiata tra il pubblico, che amava e che continua ad amare Pino Daniele.

E, a volte con maggiore attenzione o a volte ero più distratta, io ero con lui e lui c’era, come uno di famiglia. Come parte di noi che, a volte riscopriamo, ma mai conosciamo a fondo.  Lo cerchiamo e troviamo in ogni angolo della mente, in ogni nota e parola, come in ogni vicolo di Napoli e ruga dei ritratti che lui descriveva. Ed è ciò che ritroviamo in queste pagine, tra le righe dei racconti di quei giorni di 40 anni fa.

Nelle sue canzoni, come nella musica riesce a descrivere un luogo un territorio. I suoi odori. I suoi vicoli. I suoi pensieri ed abitudini e particolarità

Andando nel futuro, pur mantenendo il passato e la loro peculiarità. E in questo è la grandezza di Pino, quella che scorgiamo già da ragazzo.

Il grande valore di legare la musicalità della lingua napoletana al blues e alle sonorità internazionali fino a farle divenire musica internazionale e portarlo a suonare con interpreti di tutto il mondo.

Lui ha sdoganato la musica napoletana dal suo ruolo di musica popolare e Napoli dal suo golfo.

Questo è un libro speciale che fa comprendere che la musica di Pino ha un messaggio universale che va oltre le note sugli spartiti.

Speciale in quanto è prima di tutto un libro sull’amicizia.

Quella vera. Quella sana. Quella fatta di generosità, altruismo, solidarietà, di uno per tutti e tutti per uno. Tra Pino ragazzo e i suoi conterranei nati tra i vicoli di Napoli ma che oggi come lui si sono fatti largo nel panorama musicale e sono conosciuti in tutto il mondo.

E’ un libro che rapisce dalla prima all’ultima riga perché fa conoscere un Pino Daniele, il mito, nel suo aspetto più semplice e umano di ragazzo che nutriva il grande sogno della musica, non per diventare famoso ma unicamente per suonare.

Ma lo stesso libro consente di far conoscere lo spessore di persone che lo circondavano, come lo stesso Claudio Poggi autore del libro, che nella sua vita ha avuto un ruolo fondamentale di scopritore di talenti e miti. All’epoca Claudio scriveva per Super Sound, una rivista molto attenta alle nuove tendenze musicali.

Grazie a Claudio, che aveva i contatti giusti, Pino Daniele, incide il suo primo album Terra mia, e diventa ciò che poi è diventato

Claudio è stato investito, infatti, del destino di immetterlo sulla strada giusta per farlo diventare quello che è stato. Ed è questo che racconta con naturalezza e in maniera avvincente in questo libro. Come una bella avventura.
Nonostante questo, Claudio rimane sempre un uomo autentico e non si trasforma lui stesso in un mito. Come accade spesso oggi, di brillare di luce riflessa e, troppo spesso, di una luce artificiale.

Quello che racconta Claudio nel suo libro è la storia di una casualità, ossia di una musica, incisa in una registrazione, va magicamente nelle mani giuste e nel momento giusto. E in questo caso le mani sono quelle di Bruno Tibaldi, direttore artistico della casa discografica EMI. E nonostante tutto vada a favore, ciò che accade dopo …ha del rocambolesco.

Gli eventi della vita accadono spinti da un vortice inarrestabile e indomabile che sembrano guidati dal destino. Da una storia già scritta. E noi spesso siamo solo rassegnati a farne parte e ad essere prima protagonisti e poi testimoni di un destino.

E questo è ciò che è accaduto a Claudio ed è questo ciò che racconta, e tutto nella semplicità in cui avvengono le cose, avvolto da un grande fascino di una storia incredibile.

Quella di un ragazzo di 20 anni innamorato del blues…

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