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Luis Sepulveda in Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa 

L’autore cileno dell’inconfondibile “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” presenta il suo nuovo libro in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e

Alla nuova generazione lancia un invito al rispetto della natura


Bologna. “Cittadino prima che scrittore”, così descrive se stesso Luis Sèpulveda alla presentazione del suo ultimo libro tenutasi il 20 novembre presso la libreria Coop Ambasciatori di Bologna.

Con oltre tre milioni di copie già vendute, “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” è il quinto romanzo che l’autore modella come una favola dedicata ai più piccoli e ne svela i particolari in un dialogo con Simona Lembi, consigliera e assessore alle politiche giovanili del comune di Bologna, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia.

 Amicizia, amore e rispetto, sono i grandi valori con cui le sue storie hanno trasformato milioni di bambini in adulti, quegli stessi genitori che probabilmente si ritrovano a leggerle ora ai loro figli o quei giovani adulti che sono cresciuti sulle orme della solidarietà del gatto Zorba. Proprio questo era il pubblico che ieri pomeriggio ha accolto calorosamente l’autore per ascoltare le ragioni profonde che si nascondono dietro ad una storia che, tutta raccontata dal punto di vista di una balena, educa ad un altro valore fondamentale: il rispetto per la Natura.

La storia nel nuovo libro

Il tema del rapporto tra uomo e natura ha sempre avuto una grande fortuna a partire dai diari di viaggio e le memorie comparsi dopo le grandi scoperte geografiche del 1500, come spiega la Lembi all’inizio della presentazione, ma mai prima d’ora avevano lasciato parlare direttamente la natura come in questo libro.

Nella storia di Sépulveda c’è un bambino che si imbatte in una conchiglia che nasconde la voce misteriosa dell’animale sacro al popolo dei Mapuche, a cui l’autore appartiene. È la voce della balena bianca, che racconta della sua fede al compito che le è stato assegnato, ovvero condurre le anime dei morti al riparo dalla crudeltà dei balenieri, che cacciano le balene per profitto e invadono il territorio degli animali marini che vivono in pace e in armonia.

“Da me si studiava una materia molto importante” dichiara lo scrittore in qualità di militante per il movimento ecologista cileno, “Si chiamava Natura e insegnava a stabilire un rapporto armonico col mondo che ci circonda e a capire che noi uomini siamo parte del suo ciclo e per questo la dobbiamo difendere”.

Verso le nuove generazioni

Le peculiarità di questo racconto è la semplicità espressiva del linguaggio, con cui la storia penetra direttamente nell’universo dell’immaginazione dei bambini.

Proprio a loro sceglie di indirizzarsi l’autore, oggi che a poca distanza dall’emanazione di leggi per la tutela dei bambini e degli adolescenti, gli effetti più gravi della crisi economica colpiscono proprio loro.

Così Simona Lembi fa notare come bambini siano ancora sfruttati nelle fabbriche dei paesi in via di sviluppo e come nelle mense scolastiche italiane bambini seduti allo stesso tavolo siano sfamati in maniera diversa a seconda delle possibilità che hanno i loro genitori di pagare la retta.

L’idea di scrivere favole anziché romanzi e di dedicarle a bambini anziché adulti, come spiega lo scrittore, nasce per caso quando si trovava ad Amburgo: dopo aver comprato dei libri per i suoi figli, l’attesa della fine di un forte temporale che gli consentisse di tornare a casa, lo fa imbattere in “libri scritti per piccoli cretini senza possibilità di interpretare in maniera unica e personale la storia”.

Sépulveda aveva notato come l’ingerenza politica fosse riuscita persino ad imporsi nei libri per bambini, dirottandoli verso un unico rigido significato da cui non era possibile deviare.

“Da lì ho capito che l’importanza di proteggere chi è più debole di noi e rispettare chi è diverso erano valori perduti e ho deciso di fare di questi valori i personaggi delle mie storie”, dichiara lo scrittore.

E così nella sua ultima storia compaiono la giustizia sociale e il contrasto delle disuguaglianze ma, come spiega l’autore, ci sono ancora altre parole che bisognerebbe utilizzare in questa fase così dura della storia contemporanea:

“Abbiamo dimenticato che l’esercizio dell’intelligenza deve essere costante, così come la critica e l’autocritica. Manca la chiave per capire cosa stia succedendo ora nel mondo”.

Se ieri sussistevano le minacce di razzismo e xenofobia, oggi l’unica minaccia ha il nome di “povertà”. Non si odia più nessuno perché è nero o professa un’altra religione, ma solo perché è povero.

Quando barconi di persone raggiungono le nostre coste siamo pronti a chiudere le frontiere senza chiederci cosa spinga quelle persone a fuggire dalle loro terre. Per tutti l’immigrazione rappresenta un problema ma esso è in realtà un dramma umano, perché manca l’unico mezzo necessario a risolverlo: la solidarietà. Conclude l’autore sull’eco di un applauso denso di commozione:

“Ho fatto del diffondere questo valore il compito della mia letteratura”,


L’autore

Nato in Cile, Sepúlveda ha lasciato il suo paese al termine di un’intensa stagione di attività politica, conclusasi drammaticamente con l’incarcerazione da parte del regime del generale Augusto Pinochet. Ha conquistato la scena letteraria con il suo primo romanzo, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, pubblicato nel 1989. Il suo legame con la città di Bologna è testimoniato dai vari interventi culturali a cui ha partecipato: Nel 2016 ha tenuto una lezione intitolata “Letteratura è memoria” presso l’Università Alma Mater e sempre nello stesso anno è intervenuto durante la Fiera del Libro per Ragazzi, mentre nel 2013 è stato invitato nella città per la Festa della Libertà in onore del 49^ anniversario del golpe di Pinochet.

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