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Il Liceo “Giordano Bruno” di Roma vince il 1° premio Lotta alla Contraffazione

Con la presentazione del corto teatrale L’uomo che fingeva troppo il Liceo “Giordano Bruno” di Roma si è aggiudicato, per il secondo anno consecutivo, il Primo Premio del “Progetto Educational Lotta alla Contraffazione”, concorso indetto dal Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE), con la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione e l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.

Il risultato è frutto dell’attività svolta nell’anno scolastico 2018-2019 dal Laboratorio di lettura e scrittura, tenuto da Raffaele Di Pietro, e dal Laboratorio teatrale, condotto dal regista Paolo Pasquini, dell’Associazione culturale “Xenia”.

Abbiamo incontrato la professoressa Donatella Damiano, coordinatrice didattica dei laboratori nella sua abitazione romana

 

 

Quali sono le finalità di questo concorso?

Le finalità legate a questo concorso – giunto alla sua seconda edizione – sono quelle di coinvolgere direttamente gli studenti delle scuole, per comunicare ai propri coetanei, attraverso i canali e i linguaggi attualmente utilizzati dai giovani, i rischi e le conseguenze derivanti dall’acquisto di prodotti contraffatti.

Quale il messaggio che avete voluto trasmettere agli studenti?

Attraverso un thriller ironico, il corto teatrale propone una riflessione sul ruolo che ogni individuo impersona nella vita reale, una parte indivisibile dalla responsabilità etica personale nei confronti della circolazione di merci contraffatte, un traffico illecito nei confronti del quale ognuno può e deve assumersi il compito di contrastarne la diffusione. La falsità diventa così un tema oltre che di responsabilità civile anche di natura esistenziale.

Ci può raccontare in breve la trama dell’“Uomo che fingeva troppo”?

Un narratore introduce la storia di Alfio, un uomo che vive di falsità e nella finzione di essere una persona realizzata nella vita, mettendo in evidenza come nelle azioni che verranno rappresentate sia possibile scorgere una condotta e degli atteggiamenti comuni alla vita di molte persone. L’uomo non sa di essere morto, così sulla scena si susseguono diversi personaggi che nell’equivoco di trovarsi tra la vita terrena e l’aldilà creano una dimensione comica che porta il protagonista a confrontarsi con le proprie scelte di vita. Come accusatore e come difensore ha un diavoletto e un angioletto. Se da una parte l’angioletto afferma che un uomo così ben vestito non può che essere una brava persona. Il diavoletto rivela invece che dietro l’apparenza Alfio ha creato la sua immagine comprando cose contraffatte e sostenendo così il mercato dell’illegalità. Alfio ammette le proprie colpe e chiede alla Morte la possibilità di avere una seconda occasione. In questo dualismo viene chiamato in causa persino Dio, che a sua volta ammette di aver usato del fango di scarsa qualità quando ha creato l’uomo.

Insomma, nessuno, proprio nessuno… è esente dal rischio della contraffazione?

Infatti è proprio così! Sia le cose che le idee contraffatte alla fine non  funzionano. Quello che conta e soprattutto vince sempre… è l’originalità!
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