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Alla Sala Umberto di Roma in scena il Discorso del Capitano di Giuseppe Manfridi

Protagonista assoluto del palcoscenico è Francesco Totti, raccontato attraverso le pieghe delle vicende che hanno accompagnato squadra e tifoseria al confronto cruciale col Genoa, gara decisiva per la conquista del secondo posto.

L’epopea calcistica di Totti viene rievocata da Manfridi attraverso squarci di realtà umana e ricordi emozionanti circa l’esordio di quello che diventerà la leggenda del calcio.

Venticinque anni con la stessa maglia, dipingendo i pensieri, sfumando le sconfitte e i momenti più bui, aggiungendo colore all’ambiente attraverso la passione e il sacrificio per quella casacca, simbolo della città, indossata con onore.


Più volte Manfridi nel suo monologo che ha tenuto al Teatro Sala Umberto di Roma lo scorso 28 marzo, esattamente 25 anni dopo l’esordio di Totti, ha sottolineato, con tono umoristico e comico, che il Capitano ha rinunciato a proposte esorbitanti e cifre sproporzionate pur di continuare a lottare per quella città, a differenza di molti suoi colleghi che hanno preferito concludere la carriera altrove accettando le lusinghe dell’oro degli sceicchi.

In particolare Manfridi si è soffermato sul periodo in cui vi fu la corte serrata del presidente del Real Madrid, Florentino Perez che ha cercato di portare il capitano a Madrid a suon di milioni.

“Per fortuna non sono stato al suo posto; non avrei mai voluto esserlo e per fortuna c’era lui” sottolinea Manfridi con un tono ironico affermando che deve essere stata dura rifiutare tutti quei soldi solo per amore della maglia. D’altronde Totti non solo ha rifiutato uno stipendio da faraone, ma la gloria, il suo nome scritto negli annali di quei grandi campioni che hanno vestito la maglia dei blancos portandosi a casa sfilze di trofei.

A cosa aspira davvero un giovane calciatore?

Ad oggi probabilmente la risposta più scontata sarebbe quella di avere una bella vita, una bella moglie, tanto sfarzo e chiaramente giocarsi le finali delle più grandi coppe europee e magari vincerle.

Da circa un decennio il calcio ha perso le sue bandiere, non esistono più i calciatori attaccati alla maglia, alla fede calcistica che avevano fin da bambini, a quei colori che lo hanno fatto sentire importante. A volte non c’è neanche gratitudine.

Il calcio ha perso Francesco Totti non solo per l’uomo che è, per il fenomenale calciatore che è stato, ma soprattutto per la passione che ha avuto per la sua città, rifiutando soldi e finali di Champions League (il massimo trofeo per club), ma riuscendo comunque a vincere una coppa del Mondo.

Salire sul tetto del mondo portando in alto la maglia della Nazionale Italiana e la maglia della Roma. Il mondo del calcio ha perso i suoi eroi.

Il mondo del calcio piange il suo eroe.

Speravo de morì prima” si legge in uno striscione altamente ironico nella partita d’addio contro il Genoa, frase che lo stesso Manfridi e tutti i tifosi della Roma si vantano scherzosamente di aver pensato almeno una volta prima dell’ultima gara.

Da quel 28 Marzo 1993, giorno d’esordio in una partita ufficiale del Capitano contro il Brescia, sono stati venticinque anni di grandi emozioni: nessuno con la maglia giallorossa ha i suoi numeri: 784 gare ufficiali disputate con 306 reti realizzate. In serie A sono 617 le presenze, tutte ovviamente con la stessa squadra che gli permette di detenere il record di stagioni disputate con la maglia della Roma ben 25, 19 con la fascia da capitano al braccio. E per Giuseppe Manfridi…

“Spegnere la luce non è facile, adesso ho paura”

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Argys Rama
Sono uno studente universitario in Comunicazione, Tecnologie e Culture Digitali, Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione presso l'Università Sapienza di Roma. Quale aspirante giornalista, vivo una meravigliosa passione per la scrittura e sono incantato dalla cultura e dalla storia. Per me ammirare un'opera d'arte o conoscere le tradizioni è un modo per coltivare se stessi. Perfeziono ogni giorno l'arte del saper ascoltare e credo in ciò che vedo negli occhi delle persone. Come credo in chi agisce, in chi non si arrende e in chi vede un punto di arrivo come un prossimo punto di partenza, e le opportunità si moltiplicano mentre vengono colte.

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