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#ritrattidautore di ELENA GALIFI

Francesco Caro Valentino ha il “dono” della VOCE 

La sua carriera e il suo grande successo di cantante iniziano da emigrante negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60

Come Ambasciatore italiano della Canzone italiana,  con la sua Voce ha portato all’estero un pochino di quella nostra Terra e ai nostri migranti espatriati per necessità, tanta felicità. Oggi “questa voce” sembra aver acquisito un vigore nuovo, dimostrandosi lenitiva di altre sofferenze.

L’artista internazionale si racconta in una intervista che racconta di aspetti personalissimi, dalla sua partenza nei primi anni ’60 in pullman dal Salento senza un soldo in tasca fino al lusso dell’America per l’esibirsi sul palco con le star internazionali, rivelandosi sempre e comunque una persona semplice e disponibile con tutti.


C’è chi fugge per bisogno e chi per amore

E c’è chi, come Francesco Caro Valentino per una passione profonda e infinita per la musica

Tanto da non rendersi neppure conto che quella passione, in realtà, è il “dono della voce” e lui, da subito, riuscirà a condividere con chi ne ha bisogno, e non sempre allo stesso modo. Questo è ciò che scopriremo ascoltando le sue parole.

Ma facciamo un passo indietro, a quando tutto ha preso il via.

Incontriamo Francesco Caro Valentino, che ha appena ricevuto in regalo un suo ritratto da parte della pittrice Luciana De Angelis, un caldo pomeriggio di fine estate, sorseggiando un buon caffè italiano ai tavolini esterni di una elegante caffetteria di viale Parioli a Roma, ascoltando i sui incredibili racconti di avventure dal sapore internazionale, e che lui narra con una invidiabile naturalezza. Mentre la sua valigia è già pronta per toccare Torino, poi Foggia e poi di nuovo l’America.

Cosa ti ha spinto a fuggire dal tuo paese natale?

Sono arrivato a Roma, racconta Francesco Caro Valentino, all’anagrafe Francesco Caroppo, in corriera esattamente a Piazza Esedra nei primi anni ’60.

Allora non ero ancora maggiorenne tanto che mio fratello mi è dovuto prendere dal gruppo di ragazzi che erano partiti per la Capitale per studiare, altrimenti non mi lasciavano andare. Ma io fuggivo dal paese, Minervino di Lecce, e poi da mio fratello per inseguire il mio sogno che era quello di incontrare il maestro Nello Segurini. Quella stessa mattina lo volevo incontrare e ho chiesto ad un vigile come fare ad andare da Piazza Esedra alla Cristoforo Colombo. Lui mi ha preso per uno grande, forse per via dei pantaloni lunghi e mi ha chiesto se avevo la macchina …ma qual è la quale macchina e macchina, ero arrivato in corriera e ora ero senza più neppure un centesimo in tasca.

Mi sono incamminato e così dalle sei della mattina sono arrivato all’una all’EUR camminando, ma era tutto chiuso per il pranzo, anche per il gran caldo visto che era agosto. Ho chiesto al portiere se il maestro o qualcuno tornava, ma non sapeva nulla. Così ho atteso speranzoso sui gradini. Alle quattro ho avuto una visione paradisiaca. È arrivata una donna bellissima e io in quel momento mi sono dimenticato che ero lì perché volevo essere un cantanteVolevo solo essere un uomo. Ma per fortuna, sono tornato subito in me… La vedo entrare, la seguo e le dico che sono lì per incontrare il maestro perché voglio cantare. Sono arrivato dalla Puglia, dalla provincia di Lecce e ho portato con me un piccolo registratore. Ma in quel momento ha vinto su di me la timidezza e la paura e quando lei mi ha indicato cosa dovevo cantare, ossia una canzone del genere romantico forse una canzone romana, è venuta fuori una cosa inascoltabile. Lei con aria di disprezzo, rivolgendosi al ragazzo che lo accompagnava, gli dice “Massimé faje sentì un po’ come se canta!”.

Penso che quello è stato uno dei momenti peggiori della mia vita e ho pensato che la mia carriera si sarebbe fermata lì.

Poi arriva il maestro e lei continua dicendo “c’è questo ragazzo che viene da Lecce e dice che vuole cantare”. Allora io prendo coraggio accendo il registratore e gli faccio sentire le canzoni registrate. Lui infastidito mi dice: “E tu sei venuto da Lecce fino a Roma per prendermi per i fondelli. Questo è Modugno!!!”  In quel momento io capisco che è andata bene e in mia difesa dico al maestro che Modugno non suona così la chitarra.

Il maestro Segurini si ferma e mi dà ragione. Tu hai il talento, mi dice, però non devi imitare nessuno. Compreso Modugno.

Mi aspetta per le lezioni. Rimane solo un ultimo ostacolo da superare, ossia la distanza tra la Puglia e Roma. L’unica soluzione è di attendere di fare il militare e sperare di fare la leva a Roma. Ma io non attendo e mi offro volontario alla leva e arrivo presto a Roma e nel suo studio.Così ha inizio la mia storia, ma poi la vita mi ha portato oltre la Capitale, oltre i confini dell’Italia. Mi ha portato in America!

Come sei arrivato in America?

Sono andato negli States con uno dei due ballerini che ha partecipato ad un programma televisivo con le gemelle Kaessler, nel ’66.

Avevo un biglietto di andata e ritorno, e intraprendenza. Null’altro.

Se andava bene, rimanevo, altrimenti sarei tornato. Sono arrivato e ho trovato per me una grande villa, confort e tutto ciò di cui avevo bisogno per migliorare. Non era facile. Ho dovuto studiare, per prima cosa la lingua perché non bastava cantare dovevi intrattenere il pubblico con barzellette, racconti e interagire con il pubblico da vero showman. Non è stato facile ho cominciato a fare anche televisione e ho suonato anche col naso. Sì, ho anche riprodotto il suono della chitarra con il naso. A loro è piaciuto …gli americani sono bizzarri.

Poi ho avuto la fortuna di avere come manager George Brown, il quale oltre è anche compositore, possiede i diritti d’autore di tutte le canzoni più conosciute nel mondo, come “O’ sole mio”, da cui il grande Elvis Presley fece “It’s now or never”, “Malafemmena”, “Peppino o suricino” per il quale ricevette il disco d’oro, le ha tutte scritte lui. Manager di parecchi cantanti famosi, ha scoperto Tony Bennet! Mi fece firmare un contratto e da li iniziammo.

Tu eri un emigrante d’oro, ne eri consapevole?

Inizialmente no. Io portavo tutto me stesso che pensavo fosse niente.

Ma, in realtà io rappresentavo il legame con l’Italia dalla quale molti erano andati via per povertà, per fame  e non per scelta o per un sogno di gloria. Ma questo io l’ho capito solo dopo.

Io ero giovane e volevo solo cantare. Ma quando stava accadendo, io non me ne rendevo conto. Io non avevo lasciato nulla, secondo me, tranne la famiglia, s’intende.  Tutto ciò che avevo ero io ed era con me.

Sono arrivato in America dove io ho incontrato il vero lusso. Arrivo nel nuovo continente e ho come casa una villa, una grande villa e ho la possibilità di studiare musica, incontrare grandi personaggi, di fare grandi cose, di suonare per i nostri italiani che sono emigrati in quel momento io non mi rendo conto di quanto è stato importante fare questo per loro, solo oggi posso capire.

Negli anni 60 molti nostri connazionali si trovavano all’estero, fuggiti dall’Italia perché non c’era lavoro nelle nostre terre e spesso loro piangevano ai miei  concerti.

E non era solo l’emozione della canzone, ma dietro c’era un legame con il mondo che loro avevano lasciato e che ritrovavano in quella canzone, e quell’emozione si incontrava con la mia emozione del sogno di cantare nel mondo e così nascevano grandi concerti.

Io cantavo la musica italiana principalmente agli italiani. La mia voce era un dono per me, e questo era un dono mio per loro.

Ma mai oggi le cose sono cambiate.

Oggi Io canto più per gli americani e gli spagnoli per tanti altri anche per l’italiano ma per tante persone che vogliono i classici italiani, mentre le nuove generazioni di italiani cercano cantanti italiani contemporanei. Gli italiani sono cambiati all’estero, ma anche in Italia. A volte sembrano essere più duri e diffidenti. Le cose sono cambiate come è cambiato tutto il mondo ma questo vale per tutti.

Che ricordo hai della tua terra?

Naturalmente io sono andato via molto giovane, quindi i ricordi della terra si fondono con quelli della mia famiglia.

Il ricordo più bello è mia mamma Eleonora ai fornelli a preparare pranzi e cene per tutta la famiglia. Eravamo 10 figli, 6 femmine e 4 maschi. Mia madre ci cucinava i piatti che oggi sono considerati tipici pugliesi e, in particolare, del Salento. Ma quello che io preferivo e preferisco tutt’ora è la pasta con i broccoli. Spesso  tornando da scuola, per non rischiare di rimanere senza, se mi capitava di trovare qualche contadino che li aveva, li compravo e li portavo a casa. 

Di mio papà, che si chiamava Pietro Ettore, e che tutti chiamavano solo Ettore, ricordo che mentre mia mamma cucinava, lui ci suonava il clarinetto, e che quando ero più piccolo io e una delle mie sorelle gli stavamo sulle ginocchia. La nostra è una famiglia numerosa e unita. E lo è ancora oggi, tra zii e cugini, anche a distanza.

La tua voce ha solo alleviato i dolori della distanza dall’Italia e tenuta alta la bandiera del nostro Paese, ma oggi sembra avere anche poteri di lenire sofferenze fisiche.

Cosa ci dici di questo?

Ho scoperto che, molti miei affezionati usano la mia voce a scopo terapeutico.

E questa è stata una grande sorpresa. Così ho raccolto le varie definizioni che hanno dato alla mia voce anche illustri medici. Molti di essi non solo la usano per i loro pazienti ma ascoltano i brani eseguiti da me, in particolare il brano “My way” prima di andare in sala operatoria.

Come il mio omonimo, Chirurgo Francesco Caroppo dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari.

Illustri studiosi affermano che il potere terapeutico sembra risedere nel Carisma della mia voce, che assicura un’armonia ai malati e ristabilisce un equilibrio in generale alla persone.

Per questo faccio parte dei Goust terapeuti e la mia arte è un dono e hanno detto che dicono le mie vibrazioni vocali sono biodinamiche positive, ossia possono essere ricevute o registrate positivamente dal malato con altrettanti effetti positivi.

Quello che posso dire è che per quanto mi riguarda credo se hai qualcosa, devi essere generoso. Tutto torna. Mi è accaduto di cantare per raccogliere fondi per la ricerca sul cancro e donare il mio compenso, cantando a favore della ricerca per il grande dottor Conley (nella foto), e quando io ho avuto bisogno mi sono ritrovato un aiuto senza nemmeno chiedere, proprio da questo grande medico.  Sono certo che tutto ciò che semini raccogli.

L’idea si ha incontrando Francesco è quella di un uomo che ama sognare e sa sognare

E che mi sono fatta e che Francesco, avendo conosciuto il sogno americano, a volte si guarda intorno tra le vie del nostro Belpaese e, con un pochino di amarezza, vede sfuggire la grande bellezza che ci apparteneva.

Ne va alla ricerca, ma il mondo è cambiato e non solo qui. Nonostante la consapevolezza non perde mai la speranza.

Francesco Caro Valentino Salentino doc, nato a Minervino di Lecce, è conosciuto in tutto il mondo per la sua “voce”.  Ha rappresentato onorevolmente ovunque il nostro Belpaese e la tradizione delle nostre canzoni Italiane. Ha fatto concerti su palchi a New York, Atlanta, Las Vegas, Bogotà, Montecarlo, con artisti come Iglesias, Abbe Lane, Diviene protagonista insieme a Ray Anthony ed Abbe Lane in ”Las Vegas Extravaganza”.

Ha vinto numerosissimi premi  e riconoscimenti, ma nonostante tutti questi lustrini, Francesco rimane una persona di una grande semplicità e generosità.

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