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Editoriale di Elena Galifi

Gli operatori di telefonia e di pay-tv hanno progressivamente modificato la cadenza delle proprie fatturazioni, portandola a una volta ogni 28 giorni

A moltissimi utenti sono arrivati messaggi del tipo “Complimenti! La tua promozione (nome) si rinnoverà ogni 28 giorni anziché ogni 30 giorni! Così potrai iniziare prima ad utilizzare i tuoi nuovi minuti, SMS e Giga!“.

Quella che viene mascherata da cosa bellissima, in realtà, è un modo per aumentare le tariffe, perché se consideriamo il “vecchio” mese medio di 30 giorni, diventando 28 si perdono 2 giorni al mese, che per 12 mesi sono 24 giorni. In pratica, una mensilità in più alla fine dell’anno.

Ci chiediamo cosa accade quando vengono meno i riferimenti temporali

A memoria d’uomo, e forse ancora lontano dalla città, il tocco della campana scandisce il tempo della giornata, ogni quarto d’ora, ogni ora, ogni giorno. Lo scampanio della festa ricorda la domenica. Un battito che somiglia più ad un tuffo nel cuore, saluta l’uomo nel suo trapasso. Il tempo non è solo denaro, ma a volte lo dimentichiamo.

La modernità come l’avvento delle macchine, e poi della tecnologia avrebbe dovuto avere come scopo principale diminuire il carico di un lavoro pesante e quindi, contemporaneamente, aumentare il tempo che ciascun essere umano ha a disposizione e dedicarlo ai propri interessi e agli propri affetti.

La logica consumistica sta scardinando anche la certezza del tempo, modificando ogni sistema di valore di riferimento. Tale perdita ci rende sempre più poveri e disorientati.
Tutto ciò va invece a vantaggio di grandi aziende e di un sistema socio economico sfavorevole all’essere umano.

E ci chiediamo, inoltre, cosa accade se il tempo viene considerato esclusivamente nel suo aspetto economico

La riflessione nasce dalla novità di fatturare i consumi ogni quattro settimane, ossia di 28 giorni, non già mese per mese.

Di fatto la concorrenza oggi non esiste, poiché tutti si sono adeguati a questo sistema. Insomma le compagnie hanno fatto “cartello”.
Tale comportamento scorretto comporta un aggravio dei costi per i consumatori di circa 8,6% all’anno.
Sulla questione tariffe, la battaglia è in corso tra aziende, consumatori e Authority. Io stesso ministero dello Sviluppo economico sta valutando un “intervento normativo” per prevedere un termine unico, valido per tutti, magari su base mensile, in modo da agevolare i consumatori e mettere fine al caos.

Intanto tutti gli operatori di telefoni stanno minando, di fatto, la nostra capacità di cognizione del tempo.  

Nel frattempo, dopo che l’esempio di tariffazione è stato seguito anche dalle pay-tv, l’estate scorsa, l’Unione nazionale consumatori ha presentato un esposto, proprio all’Agcom, contro la decisione di Sky di usare il metodo delle compagnie telefoniche, ossia di fatturare, a partire dal primo ottobre, ogni 28 giorni invece che una volta al mese.

A giro, tutti  i consumi potrebbero essere fatturati nel medesimo sistema con un aumento generale delle spese per gli utenti e, quindi, per le famiglie

I consumatori chiedono sia l’omogeneità delle condizioni contrattuali, ossia la calendarizzazione mensile, ma anche di cambiare gli importi delle multe per le società che operano scorrettamente, eliminando i tetti attuali a favore di una maxi-sanzione pecuniaria nei confronti dei gestori telefonici e delle pay-tv  che ignorano le regole.

L’assenza di un parametro temporale non ha solo una conseguenza di carattere economico, ma disorienta l’essere umano quando privato dei mezzi che usiamo per tenere il conto dei giorni che passano.

Abbiamo bisogno di punti di riferimento temporali certi per strutturare la nostra vita e rimanere sani di sia nel corpo che nella mente.
Per tutti, lo spartiacque è l’inizio dell’anno, come anche l’inizio del mese, poiché lo assimiliamo al presente e questo ci aiuta a programmare le scadenze.

L’errata percezione del tempo compromette i riferimenti abituali e l’organizzazione della nostra attività. Il disorientamento ne può rappresentare l’anticamera delle malattie degenerative.

Nella società di oggi, per conoscere e organizzare il tempo, l’uomo si avvale di strumenti e sistemi di precisione.

Diversamente nel passato, ma ancora oggi  nel mondo agricolo, gli agricoltori sapevano e sanno cogliere i segni del tempo e agire di conseguenza. E il saper cogliere il tempo del fare è il requisito essenziale. A volte il tempo sembra naturalmente lento, ma c’è  consapevolezza del correre delle ore, il più delle volte scandite dai rintocchi delle campane delle chiese campestri.

Chi vive di agricoltura, ha come guida la natura, e quindi il lusso di possedere il proprio tempo fino a confondere la vita stessa con il suo lavoro, ma sempre rimanendone padrone

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