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#ritrattidautore di Massimiliano Facchini

Giorgio Rossi, sinonimo di eccellenza quando si parla di sete e lane tessute da sempre riconosciute ed apprezzate anche all’estero come prodotto simbolo Made in Italy

Giorgio Rossi nasce da una nota famiglia di commercianti di tessuti Trevigiani. Ora, rimanendo sempre tra i beni di alta qualità, ricopre la carica di socio e consigliere d’amministrazione in Coin S.p.A.

Il padre, cavaliere ufficiale Massimiliano Rossi, sensibile violinista e grande appassionato di pittura, nell’immediato dopoguerra fondò a Treviso e a PadovaAlta Moda Tessuti”, eleganti negozi di sete e lane esclusive tra i più conosciuti a livello nazionale.

 

 E Giorgio cresce tra questa affascinante realtà

Addentriamoci quindi, in questa “morbida” ed affascinante chiacchierata, in una intervista che ci farà conoscere da una visione privilegiata il mondo dei tessuti italiani

 

D: Cosa è significato nascere in una famiglia come la sua, tra commercio, tessuti e alta moda?

R: Certamente l’amore per i tessuti, per il colore e le caratteristiche dei vari materiali e in senso lato per tutto ciò che è artistico, lo devo alla mia famiglia.

Ho avuto la fortuna, fin dalla mia infanzia, di ascoltare mio padre quando parlava dei tessuti, delle loro armature e soprattutto ho imparato da lui a riconoscerli, a sentirli materia viva ed abbinare i colori tra loro. Devo riconoscere che grazie agli insegnamenti e alle attività di mio padre ho potuto costruire una solida preparazione ed affinare una spiccata sensibilità.

In “Alta Moda”, storico negozio di tessuti della mia famiglia, ho potuto apprezzare il meglio dell’offerta di lane, lini e sete provenienti dall’Italia, dalla Francia e dal Regno Unito. Ho il ricordo dei collaboratori di mio padre, preparati e sempre disponibili a trasferirmi quel bagaglio di esperienza e conoscenze che sono alla base di questa attività.

D: Come è cambiato il settore, dentro l’azienda e nel mercato, da quando ha cominciato a lavorare presso suo padre?

R: Dagli inizi degli anni ’70, in cui mi sono avvicinato a questo mondo, sono convinto siano cambiate molte cose nel settore.

La vendita del tessuto al dettaglio è tramontata lasciando lo spazio alla confezione e così pure sono quasi del tutto sparite le sartorie.
A livello industriale il cambiamento più significativo si è riscontrato nell’apertura dei nuovi mercati a livello mondiale, la cosiddetta globalizzazione.
Per quanto riguarda la produzione, direi che in 50 anni si sono fatti piccoli passi, la tecnologia ha aiutato molto poco, essendo questa un’industria manifatturiera con tanta incidenza di manodopera e poco ricorso all’automazione. Ecco la ragione della delocalizzazione in paesi a basso costo del lavoro avvenuta in maniera massiccia dagli anni ’90.

D: C’è stato un periodo che si può definire di svolta nell’attività industriale di famiglia e un momento decisivo della sua vita?

R: Si, direi l’anno 1986, e non potrò mai dimenticarlo; le aziende della mia famiglia entrarono in una grave crisi finanziaria alla fine del 1984 e successivamente ricorsero all’amministrazione controllata concessa per due anni nel tentativo di arrivare al risanamento attraverso la temporanea sospensione dei pagamenti verso i creditori.

All’epoca la mia famiglia mise spontaneamente a disposizione delle banche creditrici l’intero patrimonio immobiliare. Ciò non servì comunque a salvare l’azienda ed ancora oggi ricordo quegli anni come i più difficili della mia vita. Al termine della procedura, appunto nel 1986, dalle ceneri dell’azienda, grazie ad una intuizione, e precisamente quella di realizzare, con l’utilizzo di pregiati tessuti e di una confezione sartoriale, un nuovo concept di ispirazione anglo-americana contraddistinto dal marchio Norton & Wilson, ripartì una nuova attività industriale che in pochi anni crebbe rapidamente diventando leader nel settore.

D: Dal lontano dopoguerra, tra realtà vissuta e raccontata, dove tutto ha inizio, come è cambiato il mondo dei tessuti e verso cosa potrebbe approdare?

R: Negli anni ’50, subito dopo la guerra, in Italia è iniziata la ricostruzione ed i redditi delle famiglie hanno iniziato a crescere e con essi i consumi.

Inizialmente esistevano solo negozi che vendevano tessuti al metro e pochissime erano le realtà commerciali che iniziavano a vendere il capo confezionato. Proliferavano pertanto i sarti e le sartorie per la trasformazione del tessuto in capo finito. In Italia esistevano solo una decina di imprese industriali che producevano capi confezionati. Dalla fine degli anni 60, essendosi perfezionate, a livello industriale, la costruzione del capo finito e la sua vestibilità, iniziarono a nascere tantissime industrie di confezione in serie ed alcune di esse raggiunsero in breve tempo livelli occupazionali di notevole entità. Mentre si andava consolidando un notevole tessuto industriale, principalmente nel nord e centro Italia, composto da piccole e medie aziende di produzione di abbigliamento, il mondo del commercio al dettaglio subiva un cambiamento epocale; sparivano quasi definitivamente i negozi di vendita di tessuti a metro, rimpiazzati da negozi di abbigliamento e confezione inizialmente multimarche ed in seguito anche negozi diretti monomarca e cominciavano a nascere i primi grandi magazzini dislocati fuori dai centri storici.

D: Il lusso continua a crescere nonostante la recessione, come lo spiega dal suo punto di vista di socio e membro del Consiglio di Amministrazione della Coin Spa?

R: Il mercato del lusso continua a crescere a livello mondiale di consumi. E’ un dato innegabile che contrasta con la fame e l’indigenza sempre più presenti nel mondo.

La recessione purtroppo ha toccato principalmente la classe media e i ceti meno abbienti provocando grandi disagi nel nostro tessuto sociale. La COIN s.p.a, realtà nella quale sono socio e consigliere d’amministrazione, esiste da quasi 100 anni ed è presente in Italia nelle principali città con negozi di grandi superfici che ospitano all’interno molteplici merceologie, dal beauty all’abbigliamento e accessori alla casa.

Nell’arco di questo secolo di vita la COIN si è progressivamente elevata nel livello delle proposte e dei prodotti selezionati, coerentemente con quello che è il trend di mercato.

Nei prossimi 5 anni è previsto il rinnovo graduale di tutte le filiali di vendita e il futuro di COIN è il riposizionamento verso l’alto promuovendo l’insegna COIN EXCELSIOR, appena inaugurata a Milano CityLife, e la crescita con i negozi stand-alone in franchising, a partire da Coin Casa , in fase di sviluppo all’estero e di cui il mese scorso è stata inaugurata una apertura in Francia.

D: Lei è tra gli industriali italiani che ha portato in alto il nome del Made in Italy all’estero. Quanto ritiene siano competitivi i nostri prodotti?

R: Sono convinto che per avere successo nei mercati esteri sia necessario fare proposte originali; la moda italiana è ancora molto ricercata nel mondo e il made in Italy è un canale privilegiato di introduzione presso i grandi retailers di tutto il mondo.

Per i nostri prodotti l’elemento principale per avere successo nei mercati internazionali non è il prezzo, bensì lo sono il design e la qualità. Non risulta sicuramente vincente voler competere con realtà che hanno scelto di produrre in paesi in cui il costo della manodopera è molto basso.

Ringraziamo il dottor Giorgio Rossi, il quale nel svelarci alcuni lati personali della famiglia e dell’azienda che rappresenta un vanto tra le eccellenze del Made in Italy nel mondo, ha attraversato la storia e ha analizzato l’economia del nostro Paese degli ultimi 70 anni.

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