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#lintervista di Elisa Giulietti

Matteo Ilari ci racconta la sua vita tra il salone e il palcoscenico

“Da tagliare il ferro a tagliare i capelli ma intanto nella musica posso essere me stesso”:

Fiuggi, 3 Ottobre 2019– Si è conclusa ieri sera la finale del Cantagiro, il festival di musica emergente che dal 1962 scopre ogni anno talenti come Adriano Celentano, Gianni Morandi, Caterina Caselli e Massimo Ranieri. Tra i finalisti del concorso, che come ogni estate ha fatto tappa nella cittadina marchigiana di Chiaravalle, si è distinto Matteo Ilari, giovane aspirante hairstylist e cantante, l’unico tra i concorrenti ad esibirsi con un suo brano inedito intitolato “Questa Città”.

Dopo Sanremo Giovani e il primo EP ora con il Cantagiro tenta nuovamente il successo

Noi de IlPuntoNews lo abbiamo incontrato per un’intervista esclusiva proprio a Chiaravalle, dove vive con la sua famiglia e coltiva ogni giorno le sue passioni, che divide tra musica e sperimentazioni sulle chiome delle sue clienti. Qui Matteo ci racconta la sua storia tra esperienze drammatiche e sensazionali traguardi e, tra una risata e qualche nota intonata in anteprima per noi, ci svela il suo segreto per non smettere di sognare.


“Non trattenersi, lasciarsi andare e darsi un traguardo”

Queste le parole con cui Matteo riassume il senso di “Questa città”, ultimo inedito dell’EP recentemente pubblicato per la casa discografica Reverb, con cui si è presentato alla tappa chiaravallese del festival musicale “IlCantagiro” del 1 Settembre, e con cui ha di nuovo gareggiato il 2 Ottobre alla selezione di Fiuggi, classificandosi tra i semifinalisti.

 Questa Città nasce per concludere il mio CD e per lasciare a chi lo ascolta un messaggio finale che racchiuda un po’ il motivo per cui ho iniziato a scrivere canzoni, che è un invito a non trattenersi ma lasciarsi andare, cercare sempre di porsi degli obiettivi e impegnarsi per raggiungerli, perché è l’unico modo per superare le esperienze negative che purtroppo la vita ci mette davanti”.

Come ci racconta, l’amore per la musica nasce all’improvviso, quando essa si rivela un potente antidoto ad un male che rende impossibile la vita a Matteo da troppo tempo, che lo chiude in una campana di vetro dalla quale sembra impossibile uscire:

“Ognuno di noi si lega inevitabilmente ad una città, ma a volte bisogna andare oltre i propri confini per scoprire tutto quanto la realtà ha da offrirci e vedere che in fondo non c’è una città, siamo noi innumerevoli città costruite su sogni, obiettivi, legami.

Farsi conoscere e accettare è dura ma sarà l’amore incondizionato della sua famiglia a dargli la forza per costruirsi “La sua Città” che, indovinate un po’, non comprende solo un palcoscenico, ma anche un salone di bellezza dove poter realizzare le sue acconciature!

Quando hai cominciato a scrivere musica?

“Non ho mai pensato di mettermi a scrivere canzoni prima dei 14 anni, quando dopo tanti anni passati senza sogni né aspirazioni, ma chiuso nella timidezza più assoluta, mi sono reso conto che dopotutto la mia voce non era poi così male. Allora un giorno chiesi a mia madre di potermi iscrivere a una scuola di canto, almeno lì avrei potuto dedicarmi a qualcosa per riempire il tempo libero.

Dopo un po’ mi sono reso conto che quando cominciavo a cantare improvvisamente la mia timidezza spariva, non portavo più quella maschera dietro cui mi nascondevo a scuola.

Così dopo anni di pratica, finito il liceo e iniziato il lavoro in fabbrica, ho cominciato a scrivere le prime canzoni. Quello era l’unico vero spazio in cui potevo essere me stesso e liberare ciò che avevo dentro, cosa di cui venivo privato nelle 14 ore al giorno in cui tagliavo lamiere di ferro nella fabbrica in cui avevo cominciato a lavorare”.

Quali sono stati i tuoi primi traguardi nella carriera di cantautore?

Quando ancora lavoravo in fabbrica ho sentito parlare di una casa discografica di Pescara che cercava una voce per Sanremo. Ho colto la palla al balzo e ho mandato il mio provino. Dopo pochi giorni mi chiamano dicendo: “Noi veramente cercavamo una ragazza, ma hai comunque una voce interessante, incontriamoci a Pescara.” Avevo letto male il bando, ma questo non mi ha impedito di avere la possibilità di incidere con loro il mio primo brano: “Lento”. Con questo brano ho poi tentato di farmi conoscere prima a Sanremo Giovani, dove mi sono classificato tra i primi 60, ad Amici, XFactor e poi ho partecipato anche alla scorsa edizione del Cantagiro, dove sono arrivato in finale. Quest’anno a Chiaravalle mi sono esibito con “Questa Città”.

Purtroppo non ho vinto ma ho comunque ricevuto una grande soddisfazione proprio da Marco Zingaretti, l’organizzatore dell’evento. Lui mi disse: “Tu sei un pazzo a presentare questo inedito”, sapendo quanto il pubblico dei talent scout apprezzi più la musica d’autore, “ma questo brano è veramente bello”.
Chi ti ha sostenuto in questo cammino?

“Sicuramente devo molto di quello che faccio a Stella Orciani, la mia prima insegnante di canto, che prima di insegnarmi a cantare mi ha insegnato a controllare la mia emotività, a sbloccarmi e ad aprirmi, anche su un palcoscenico.  Ma sicuramente chi mi ha sostenuto maggiormente è stata la mia famiglia. Ho un rapporto stupendo con i miei genitori, con i quali continuo a trascorrere tutte le domeniche da 25 anni e da quando ne ho 8 curiamo ogni anno a Natale il presepe cittadino, che per me è come un rituale oramai. Hanno sempre avuto fiducia in me: quando ho deciso di concludere il mio contratto a tempo indeterminato in fabbrica per buttarmi nella carriera di parrucchiere, che è qualcosa di tutt’altro che sicuro oggigiorno; e soprattutto quando due anni fa ho deciso di farmi conoscere con la mia musica e mi hanno aiutato a finanziare le spese per la realizzazione del mio CD. Mia madre è casalinga e mio padre è un operaio, eppure hanno sempre fatto enormi sacrifici per aiutarmi a realizzare i miei sogni”.

“Da tagliare il ferro sono passato a tagliare i capelli”

Così Matteo ammette ironicamente una scelta azzardata della sua vita, ma della quale tuttavia non si pente assolutamente. Infatti, come poco dopo ci confessa, il lavoro in fabbrica era spersonalizzante, lo costringeva ogni giorno a compiere ripetutamente sempre le stesse azioni meccaniche. Fin da quando era piccolo però amava sperimentare sui suoi capelli, cercando il look più adeguato a sentirsi a proprio agio nelle varie situazioni. E così quando il canto oramai aveva sprigionato il vero Matteo, quello che voleva uscire dalla sua timidezza e scoprire il mondo, anche attraverso il contatto con le persone, decise di abbandonare quel mondo che non sentiva suo. E così a Filottrano, non molto lontano dalla sua città natale, ha trovato “La sua città”, dove oggi lavora come parrucchiere. Ma non è lì che si vuole fermare:

Come ti vedi fra qualche anno?
“La musica è stata per me una grande medicina per la vita e rimarrà un’enorme passione che non smetterò mai di coltivare, ma ho nella testa tanti altri grandi obiettivi. Primo fra tutti quello di diventare tecnico professionista, di girare il mondo portando la mia arte sulle passerelle delle sfilate di moda

Quindi ancora una volta tornano tra i progetti di Matteo i versi della sua canzone, che tra il via vai della gente ci intona con la sua voce delicata ma intrisa di tutta la sua grinta a non mollare mai:

“Lasciati andare

non ti trattenere

e vedrai

che succederà…”

E noi auguriamo a Matteo che veramente succederà, che potrà finalmente vedere tutti i suoi sogni realizzati nella Sua Città!

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Elisa Giulietti
Diplomata da poco al Liceo Classico, coltivo la passione per lo scrivere alla facoltà di Lettere Moderne all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Cinema, Teatro e Sport mi appassionano, ma la Scrittura mi permette di valorizzare ogni attimo della vita, trasformando ogni spaccato del quotidiano in una pagina che sappia d’uomo, dove leggere realtà e assaporare emozioni. Un Maestro mi ha insegnato che il male è inevitabile e prima o poi tutti ne avremo a che fare. Solo sapendo dove si trova e accettando di farne parte possiamo “riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, farlo durare e dargli spazio”. Da lì ho capito che il giornalismo era la mia strada.

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