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La pellicola “Crazy for Football”
di Volfango De Biasi continua a riscuotere consensi a livello internazionale

Lunedì 10 settembre si tiene a Parigi una proiezione organizzata dall’Istituto Culturale Italiano


Il calcio nei suoi aspetti più belli e più emozionanti: la fatica e la voglia di farcela, la solidarietà e lo spirito di squadra.
Il calcio come sport di tutti perché, tolto l’aspetto agonistico, chiunque può praticarlo: basta avere una palla tra i piedi e il gioco, nel vero senso della parola, è fatto.

Questo è il filo conduttore alla base di un viaggio profondo attraverso le rapide della coscienza di chi ha conosciuto lo smarrimento della malattia psichiatrica. Un percorso in bilico fra equilibrio e follia che appartiene a tutti noi e che per la prima volta è stato raccontato con una macchina da presa dal regista romano Volfango De Biasi nel film “Crazy for Football” – prodotto da Skydancers e Rai Cinema, distribuito da Istituto Luce – vincitore del David di Donatello 2017 e dei UEFA Foundation for Children Awards 2017.

Un progetto che ha portato alla realizzazione di due Campionati del Mondo per persone con problemi di salute mentale e che tuttora prosegue il proprio viaggio globale: dal Giappone, che ha ospitato la prima edizione del “Mundial”, alla distribuzione nelle scuole italiane come strumento di sensibilizzazione ed educazione per le nuove generazioni, in occasione del quarantesimo anniversario della Legge Basaglia. Per arrivare alla seconda edizione del Mondiale, andata in scena a maggio al PalaTiziano di Roma, e adesso a Parigi.

Lunedì prossimo, 10 settembre 2018, il film “Crazy for Football” sarà infatti proiettato nella capitale francese alla presenza del regista Volfango De Biasi.

Un evento organizzato dall’Istituto Culturale Italiano di Parigi e dedicato al tema della malattia psichiatrica e del valore terapeutico dello sport, al quale parteciperanno anche lo psichiatra Peppe Dell’Acqua e lo scrittore Oreste Pivetta, autore della biografia “Franco Basaglia, il dottore dei matti” (Baldini & Castoldi 2018).

Dunque un successo italiano che in Europa racconta la sua storia, diffondendo un messaggio accolto e replicato da altri Paesi per promuovere i valori dell’inclusione e della partecipazione, propri dello sport, con l’obiettivo di abbattere il muro della paura, o addirittura della vergogna, comunemente diffusa verso la patologia mentale.

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