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Olivicoltura per rilanciare l’economia… e il benessere dell’organismo!

 

Dopo il 30esimo anniversario del Premio Marchigiani dell’Anno e la fiera del Biologico di Bologna Francesca Petrini, titolare di un’azienda agricola produttrice di olio, ci racconta la sua storia come pioniera del Biologico in Italia e la sua idea di produrre un olio per combattere la carenza di calcio grazie all’ausilio di specifiche vitamine.


Innovazione che sappia guardare alla tradizione: Francesca Petrini racconta i segreti del suo successo

Monte San Vito, 14 Settembre 2019– Si è celebrato ieri a Portonovo il 30esimo anniversario del Premio Marchigiani dell’anno, che viene conferito a coloro che rappresentano l’eccellenza marchigiana sia nel territorio che fuori. Quest’anno un posto d’onore è stato riservato a Francesca Petrini, imprenditrice monsanvitese titolare dell’azienda agricola Fattoria Petrini che proprio nel 1994 portò a casa il primo premio della sua carriera. Oggi che è Presidente della CNA Agroalimentare regionale (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) e della Fondazione Marche Cultura, che ha alle spalle il ruolo di testimonial della regione Marcheall’Expo di Milano del 2015 e presto sarà all’Expo di Dubai 2020, ci racconta la sua storia in un’intervista esclusiva.

Noi de IlPuntoNews abbiamo avuto l’opportunità di incontrarla proprio da dove la sua storia è cominciata.

Ovvero alla Fattoria Petrini, l’azienda agricola specializzata nella produzione di olio dove Francesca vive da quando è piccola e dove ancora si occupa del controllo dell’intera filiera produttiva: dalla coltivazione,  alla trasformazione, produzione, imbottigliamento e vendita del suo olio, che dal cuore delle colline marchigiane è arrivato anche in Svizzera, Giappone, Stati Uniti e Germania. Paesi dove Francesca ha avuto la brillante idea di proporre il Petrini Plus, un olio arricchito di vitamine D3,K1 e B6 che favoriscono l’assorbimento di calcio da parte dell’organismo.

“Un cucchiaio d’olio è meglio di una pasticca!”

Come è nata l’idea del Petrini Plus?

“L’dea di produrre un olio vitaminizzato mi è venuta osservando i miei clienti nel corso di alcune trattative in Giappone. Mi ero accorta che assumevano costantemente integratori di calcio e che integratori di quel genere erano venduti dappertutto. Da lì ho capito che il mio olio, da condimento quotidiano simbolo della dieta mediterranea, poteva trasformarsi in un integratore giornaliero di sostanze nutraceutiche come vitamine e minerali, che potesse aiutare le popolazioni che non godono di una dieta benefica come la nostra a combattere carenze nutrizionali. Così con il professore dell’università di Bologna Mario Marchetti ci siamo concentrati sulla carenza di vitamina D, che è il principale attivatore della biodisponibilità di calcio per il nostro organismo e sembra mancare in paesi come il Giappone, dove gran parte della popolazione soffre di rachitismo proprio a causa di una dieta che, sebbene sia ricca di pesce e grassi omega, è tuttavia povera di formaggi e latticini, che sono le principali fonti di Calcio”.

Il Petrini Plus è dunque un olio che funge anche da integratore alimentare, ma che a differenza di questo, non ha controindicazioni e può essere assunto sempre, anzi un consumo regolare ne favorisce gli effetti benefici, oltre che il gusto di un piatto sano. “Un cucchiaio d’olio è pur sempre meglio di una pasticca!”, osserva ironicamente Francesca.

Ma, come ci spiega, non sono solo le vitamine a rendere il suo olio capace di competere sul mercato mondiale, ma è anche una caratteristica sempre più ricercata negli ultimi tempi: il suo nascere come primo olio Biologico d’Italia. E il Biologico oggi, oltre ad essere per molti uno stile di vita, può diventare anche un proficuo investimento per rilanciare l’economia del paese, oltre che per garantire la sicurezza di ciò che ingeriamo, come Francesca ci spiega proprio a ridosso della sua partecipazione al SANA, la fiera del Biologico svoltasi in questi giorni a Bologna.

Perché l’olio Petrini nasce come Biologico?

“Un tempo si andava nei frantoi portando le proprie olive e si attendeva la spremitura. Fu mio padre che decise di iniziare ad utilizzare i nostri ulivi per produrre un olio di qualità, che valorizzasse la diversità delle proprietà organolettiche delle olive, cosa che un tempo non si guardava”

Nasce così nel 1991 la Fattoria Petrini, che è la prima azienda marchigiana a produrre i cosiddetti Monovarietali, cioè oli che utilizzano una sola varietà di olive. Comincia con l’olio di oliva extra vergine ottenuto dall’oliva Raggia, la più diffusa nella sola provincia di Ancona, (per cui l’azienda è vincitrice dei premi Ercole Olivario e Orciolo d’oro in varie edizioni) per poi arrivare ad altri oli frutto di ulteriori selezioni varietali .

Decide poi di coltivare tutti i suoi oliveti utilizzando il metodo biologico, scommettendo su un prodotto non ancora a buon mercato in Italia a quel tempo, in un contesto in cui “era presente solo un regolamento regionale che disciplinava il Biologico” – ci spiega Francesca- “Sarà proprio nel 1991 che nascerà il primo regolamento europeo”. 

“Il biologico come stile di vita”

Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi del Biologico oggi?

“Il Biologico nasce prima e soprattutto nelle Marche per promuovere uno sviluppo agricolo rispettoso dell’ambiente in un contesto economico più ampiamente definito “Capitalismo dolce” dal sociologo Aldo Bonomi, riferendosi al tipo di economia sviluppatasi proprio nella regione. Oggi tuttavia non mancano frodi in campo alimentare, anche se c’è da dire che esse avvengono in misura molto minore nel settore biologico rispetto ad altri. Non mancano infatti i controlli, soprattutto oggi, data l’esistenza di sistemi di tracciabilità e rintracciabilità più stringenti.

Un altro problema è quello della politica dei prezzi: per esempio in un’annata come quella del 2018 in cui c’è stata una riduzione del raccolto del 50% circa, sugli scaffali dei supermercati si vendevano oli a meno di 3 euro ed era  evidente che si trattasse di olio estero mentre i nostri oli rimanevano nelle cisterne invenduti. 

A tutto questo si aggiunge ora il gravissimo problema della Xylella: un pericoloso batterio che provoca il disseccamento degli ulivi. In Italia non si sta ancora investendo abbastanza per combattere questa piaga che nel giro di 20 anni può mettere fine all’olivicoltura.

E lo sta facendo in un paese che dell’ulivo ne ha fatto il simbolo: è quindi nostro dovere far progredire un settore che può dare veramente tanto.”

Come Francesca ci confessa poi, la Fattoria Petrini nasce dall’esigenza di un nuovo stile di vita per il padre, costretto per ragioni di salute a scegliere la vita più salubre della campagna. Da quel momento in poi il Biologico diventa uno stile di vita e una necessità per tutta la famiglia di Francesca e, come ci spiega, oggi può diventare uno stile di vita per tutta l’agricoltura italiana:

“Secondo le statistiche SINAB presentate pochi giorni fa alla fiera del biologico a Bologna, il Biologico è un settore in continua crescita, rientra nella sostenibilità ambientale, è uno stile di vita e deve entrare nella coscienza comune. Siamo i leader europei nella produzione di biologico di fronte alla Germania che ne è invece leader come consumatore, dunque il biologico può offrire opportunità di lavoro a quei giovani sempre più numerosi che credono in modelli di vita sostenibili realizzabili attraverso l’agricoltura. Fortunatamente poi oggi dispongono anche di fondi europei, agevolazioni, possibilità di creare start-up”.

Francesca è stata una di quei giovani che hanno deciso di investire nelle risorse agroalimentari del nostro paese, quando a soli 18 anni ha ereditato la proprietà del padre dimostrando di saper offrire al mercato internazionale innovazione senza tuttavia rinunciare alla qualità, né tantomeno a una tradizione consolidata.

“Come sei riuscita a farti strada nel mercato mondiale?”

“Penso di aver sempre avuto l’azienda nel DNA. Fin da piccola seguivo mio padre al lavoro e osservavo ogni dettaglio. Mio padre poi è stato un grande maestro di vita: è lui che ha sempre creduto in me ed è lui che mi ha insegnato le vere competenze necessarie ad un imprenditore:

Voglia di creare, sviluppare una propria visione delle cose e farsi motore della propria vita attraverso di essa. Passione per ciò che si fa e voglia di realizzare ciò in cui si crede. Queste sono doti che o si hanno o non si hanno e non si imparano in nessun libro universitario.”

“Qual è stato il tuo traguardo migliore?”

“Nel 2015 sono stata nominata testimonial della Regione Marche all’Expo di Milano. L’Expo, con il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita!” è stata un’esperienza indescrivibile perché era impostato sui temi a cui io ho dedicato un’intera vita: sostenibilità ambientale e alimentare. Il Prossimo anno sarò all’Expo di Dubai, che avrà come temi quelli legati alla sostenibilità a 360 gradi e credo che l’Italia sarà un paese che avrà tanto da dire:

abbiamo un paesaggio misto, con microclimi e paesaggi differenti, una straordinaria biodiversità e tutto questo è sorretto da importanti siti archeologici testimoni di un patrimonio immenso. Siamo figli della società greco-latina, che ci ha insegnato lo Stile, inteso come bellezza unita a etica. Da noi il Bello va di pari passo con il Buono e non c’è un corrispettivo di questo nostro concetto in nessun altro paese come il nostro. Come custodi di questa eredità, nostro dovere è quello di preservarla e valorizzarla e rilanciare il nostro territorio è uno dei modi per farlo.”

 
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Elisa Giulietti
Diplomata da poco al Liceo Classico, coltivo la passione per lo scrivere alla facoltà di Lettere Moderne all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Cinema, Teatro e Sport mi appassionano, ma la Scrittura mi permette di valorizzare ogni attimo della vita, trasformando ogni spaccato del quotidiano in una pagina che sappia d’uomo, dove leggere realtà e assaporare emozioni. Un Maestro mi ha insegnato che il male è inevitabile e prima o poi tutti ne avremo a che fare. Solo sapendo dove si trova e accettando di farne parte possiamo “riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, farlo durare e dargli spazio”. Da lì ho capito che il giornalismo era la mia strada.

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