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PUNTOSUDIME di Daniela La Porta

ANSIA, NO GRAZIE

COME GESTIRLA PER NON SUBIRLA

un percorso on line alla ricerca di un nuovo rapporto con l’ansia

Il terzo articolo avrà come obiettivo quello di comprendere quali possono essere le cause dell’ansia.

Parleremo dell’ansia che raggiunge un livello troppo elevato generando disagio e sofferenza

Che cosa abbiamo visto nelle puntate precedenti?

Nella prima parte ci siamo chiesti che cos’è l’ansia. L’ansia è una percezione soggettiva di intensa tensione e preoccupazione generalizzata, che si manifesta con fantasie, pensieri e convinzioni più o meno realistiche che riguardano situazioni negative, talvolta non ben identificate, che riteniamo possano danneggiare noi stessi o i nostri cari noi. L’ansia può produrre una serie di sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto,  respiro corto, nausea, tremore interno.

Fino ad un certo livello di intensità, e questo lo abbiamo trattato in particolare nella secondari parte,  l’ansia può essere funzionale ovvero costituire una spinta a svolgere meglio un compito, ad affrontare una prova o a dare il massimo in una data prestazione.

Quando il livello di ansia aumenta troppo le nostre prestazioni peggiorano, non riusciamo più ad ottenere buoni risultati e quel che è peggio.. stiamo male.


I Disturbi d’ansia nel DSM-5

Nei casi più gravi si può configurare una vera e propria patologia che si può manifestare in situazioni e con modalità anche molto diverse fra loro.
In tutti i Disturbi d’ansia la persona coinvolta resta imprigionata per un periodo non inferiore a sei mesi in una condizione di pensieri insistenti e pervasivi o di comportamenti disfunzionali in relazione a una serie di ipotetici pericoli che la condizionano e la limitano in diverse aree della propria vita (lavoro, relazioni, rapporti sociali, scuola).
Al di là degli specifici disturbi previsti dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM5 – (Disturbo d’Ansia Generalizzata, il Disturbo d’Ansia Sociale, Disturbo di Panico, l’Agorafobia, Fobie specifiche etc), costituisce un obiettivo di questo articolo trasmettere un duplice messaggio: da un lato che l’ansia non solo può essere fastidiosa e disturbante, ma può costituire una vera e propria patologia che va trattata e curata con professionisti specifici, quali psichiatri, psicologi e psicoterapeuti che possano intervenire a livello farmacologico piuttosto che  psicologico. Dall’altro avvertire il pubblico dei lettori che i suggerimenti e percorsi indicati devono necessariamente essere intesi come utili strumenti per imparare a gestire la nostra ansia ma non adeguati a fornire una risposta esaustiva nei casi in cui il malessere è talmente intenso da impedire un ordinario funzionamento della propria vita privata e sociale.

Nei casi in cui nonostante i tentativi di gestire l’ansia in autonomia si continua a vivere un malessere talmente  intenso da impattare nella propria quotidianità è fondamentale intervenire rivolgendosi a professionisti esperti.


La difficoltà nell’identificare con precisione il motivo del disagio 

Questa difficoltà comporta che l’azione di difesa allo stato d’ansia risulterà anch’essa più indefinita. Questo aspetto è cruciale nella gestione dell’ansia perché…

“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”
(Sun Tzu)

Queste parole ci fanno intuire l’importanza di conoscere noi stessi e la nostra ‘cara’ ansia, quando, essendo eccessiva e quindi patologica, diventa una nostra nemica. 

‘Spesso ho l’ansia e non so perché…’

‘Ci sono delle situazioni in cui immancabilmente provo ansia, ma non riesco a identificare che cosa accomuna queste situazioni…’
‘Più cerco di controllare questa sensazione di agitazione più mi agito…’

Possibili cause dell’ansia

La paura di avere l’ansia

L’ansia viene alimentata dalla paura di quei pensieri disturbanti e di quelle sensazioni che ci invadono traducendosi in un senso di oppressione. Un esempio cruciale è rappresentato dalla paura che si ripresenti un attacco di panico che si è avuto una determinata circostanza. Tale paura porta a mettere in atto una serie di comportamenti di evitamento di tutte quelle situazioni che ‘potrebbero’ generare di nuovo un attacco di panico. Questo circolo vizioso alimenta l’ansia patologica e facilita il ripresentarsi degli attacchi di panico.

Troppa carne al fuoco

L’ansia può essere prodotta da un sovraccarico cognitivo ovvero da una situazione di stress prolungato. Si pensi ad esempio a cosa accade se riempiamo troppo una busta della spesa: la busta si romperà e solo in quel momento ci renderemo conto di aver un po’ esagerato. A quel punto faremo una doppia fatica perché dovremo riprendere tutti i prodotti (ammesso che qualcuno non si sia rotto o versato) e riporli nuovamente in una busta. foto busta spesa.
Analogamente spesso ci rendiamo conto di aver esagerato con gli impegni quando ci ritroviamo in preda ad una crisi di ansia o ad una rabbia incontenibile magari per una sciocchezza. Qualcosa si può e si deve fare fin dai primi segnali di cedimento che bisognerà imparare a riconoscere. Altra cosa importante è non cedere alla trappola tesa dalla confusione dei pensieri e delle attività da fare bensì metterli nel giusto ordine di priorità…insomma fare delle scelte e delle rinunce.. Ma non voglio anticiparvi troppo dell’argomento ‘strategie per la gestione dell’ansia’, che sarà trattato nella quarta parte del tema sull’ansia.

Più cerco di controllare tutto più perdo il controllo

L’ansia è prodotta dall’intolleranza a ciò che non possiamo controllare. Ci risulta faticoso, talvolta impossibile, accettare l’incertezza e la sensazione di dipendere anche dalle cose che non possiamo gestire. Il tentativo costante di tenere sotto controllo le cose fa perdere maggiormente il controllo: teniamo a mente la situazione, credo vissuta da tutti, in cui cerchiamo disperatamente una cosa e non la troviamo .. finché non smettiamo di cercarla!

Ansia anticipatoria e profezie che si autoavverano

L’ansia è lo spazio tra “adesso” e “poi” (Richard Abell): l’ansia si genera per l’eccessiva preoccupazione per il nostro futuro. Quando viviamo una condizione di incertezza (praticamente la condizione umana!!) è naturale pensare a ciò che succederà e questo crea in noi uno stato di apprensione e una determinata aspettativa. I problemi sorgono quando rimaniamo ingabbiati nel dubbio di ‘cosa accadrà’, quando ci creiamo delle aspettative positive che potranno essere deluse (perché sono nella nostra mente e non nella realtà) oppure quando pensiamo in modo pessimistico al futuro e ci creiamo delle aspettative negative. Addirittura scopriremo che la convinzione che accadranno cose negative  possono inconsapevolmente contribuire al fatto che si concretizzino proprio quegli scenari negativi immaginati: in psicologia si parla di profezie che si autoavverano

Bias cognitivo e convinzioni irrazionali

Il bias cognitivo in psicologia indica un pregiudizio che consente di prendere decisioni in modo rapido e senza fatica ma che possono indurre in errore.
Il giudizio circa la possibilità che si verifichino o meno certi accadimenti così come le valutazioni che mettiamo in atto per prendere una decisione spesso non sono fondate su dati di realtà bensì su convinzioni irrazionali ed errate in quanto prodotte in assenza di sufficienti informazioni. Questo concetto si collega a quello delle aspettative trattato nel punto precedente: ad esempio valutiamo la probabilità che si verifichi un certo evento negativo solo perché nella nostra limitata esperienza ci è capitato di assistere a quell’evento più volte e abbiamo tratto la convinzione che sia statisticamente più probabile che si verifichi rispetto ad un altro evento magari più positivo.. in realtà non c’è nessuna legge statistica a supporto di quel ragionamento. Questi meccanismi ci fanno vivere in una condizione di attesa del negativo e quindi di timore e paura del futuro, dimenticandoci che siamo giunti a quella preoccupazione sulla base di una mera interpretazione di insufficienti  informazioni  a disposizione!

Come ormai di consueto vi chiedo di dare il vostro prezioso contributo sull’argomento trattato, indicando nei commenti o in mail inviate al mio indirizzo, quali cause trovate più rispondenti a quelle che pensate essere le cause della vostra ansia. Indicate inoltre ulteriori cause che voi individuate e che non sono state citate. Darò inizio alla prossima ‘puntata’ riprendendo le cause da voi indicate e commentate per poi concentrarci su alcune delle possibili strategie per la gestione dell’ansia e per una migliora convivenza con questo nostro sentire e guardare il mondo con gli occhiali dell’ansia.

Vi aspetto al prossimo articolo, il quarto della serie

Ansia, no grazie

A presto!

Daniela La Porta

mail: danielalaportapsi@gmail.com

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1 COMMENT

  1. È assodato che costituisce un errore grave non solo il disinteresse nell’informarsi sull’ansia e le conseguenze che questo disturbo puó comportare, ma anche non adottare rimedi e provvedimenti di fronte ai frequenti segnali di ansia: un campanello d’allarme che avverte il rischio di possibili mutamenti in una seria patologia. Ebbene, senza ombra di dubbio, solo le categorie professionali esperte possono fornire una risposta adeguata e sicura per andare incontro alla soluzione della problematica che, esprimendosi con chiarezza sotto l’aspetto professionale, suggeriscono e invitano alla prevenzione e all’immediato provvedimento prima che sia troppo tardi. Difatti, non ci passano inosservate le loro parole pronunciate frequentemente: “Prevenire è meglio che curare; agire immediatamente ond’evitare serie conseguenze”. Ma, purtroppo il riscontro non è sempre quello atteso: spesso negativo. Difatti si ha modo di riscontrare che molte persone che avvertono disturbi d’ansia sottovalutano la problematica e ignorano che tale disturbo non solo può cagionare danni seri alla persona, ma aggiunge un ulteriore problema a quelli che hanno generato il disturbo stesso, ponendoli in stato di malessere, pregiudiziale e spesso irrazionale nell’affrontare la vita quotidiana. Il dialogo, il confronto, l’informazione e la fiducia nei confronti delle categorie esperte potrebbero costituire non solo il superamento di un ostacolo ma anche l’abbattimento di una barriera appartenente a mentalità contorte, per pervenire a una soluzione della problematica che è frequente oggetto di discussione nella società attuale.

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