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PUNTOSUDIME di Daniela La Porta

ANSIA, NO GRAZIE

COME GESTIRLA PER NON SUBIRLA

Un percorso on line alla ricerca di un nuovo rapporto con l’ansia

In questo secondo articolo l’obiettivo sarà quello di capire se l’ansia è solo una nostra nemica o se ha una sua ragione di esistere e se possiamo iniziare a pensare a lei anche i termini positivi


Continuiamo il nostro percorso sulla conoscenza non tanto dell’ansia ma di come possiamo vederla e padroneggiarla affinché si limiti a svolgere il suo ruolo ‘funzionale’, ossia il suo potere positivo.


Come promesso vorrei far tesoro di alcuni riflessioni che mi avete scritto per mail, nate dalla prima parte dell’articolo.  

L’ansia è una manifestazione emotiva, più legata ad elementi di preoccupazione, ad esempio verso le persone care, piuttosto  che a situazioni emozionali interiori (Carmelo P.)

Riguardo l’ansia, possiamo porci il seguente interrogativo:” La si può superare allo stesso modo di come avviene per la paura?” (Celestino M.)

…entrambe hanno la connotazione del pericolo e del timore, ma è da annoverare che l’ansia è una forma di disturbo che, per quanto possa essere preoccupante sotto alcuni punti di vista, fortunatamente è possibile fornire una risposta in tema di cura e quindi di soluzione. invece la paura non presenta affatto connotazioni patologiche (Celestino M.)

L’ansia è uno stato di preoccupazione per un qualche cosa che deve o può avvenire. Può anche essere per qualcosa di positive a cui tengo particolarmente (Fabio P.)


Nel nostro percorso andremo proprio a rispondere al quesito ‘si può superare l’ansia‘?

Certamente si, ma come ci fa riflettere un lettore ‘l’ansia può anche essere per qualcosa di positivo‘.

Iniziamo da quest’ultima considerazione.


CHE COSA SI INTENDE PER ANSIA FUNZIONALE?

Comunemente pensiamo all’ansia come un ad un fenomeno negativo; questo non è sempre vero dal momento che l’ansia rappresenta uno “stato di attivazione fisiologico e comportamentale” (attivazione) utile ai fini della sopravvivenza della specie.
Come abbiamo visto nel primo articolo l’ansia è una reazione universale ed è caratterizzata da sintomi come tremore, sudore, palpitazione e incremento del ritmo cardiaco.

In condizioni sane è una reazione fisiologica dell’organismo la cui funzione è segnalare la necessità di mobilitare risorse interne e motivare all’azione: in questo senso attiva l’organismo ed è funzionale.

Che cosa accadrebbe se non provassimo quella sensazione di attivazione che prepara il nostro corpo ad una reazione?

Pensiamo ad esempio al momento in cui attraversiamo la strada:

se non ci fosse un po’ di tensione/attenzione a guardare se arrivano o meno delle auto rischieremmo di farci molto male se un auto ci viene addosso.

Pensiamo a come ci sentiamo prima di affrontare una prova, ad esempio un esame o un colloquio di lavoro, se non provassimo ansia potremmo innanzitutto riconsiderare il valore che noi diamo a quell’esame o quel colloquio; in secondo luogo un certo livello di ansia è necessario affinché sia possibile per noi vivere l’esperienza con la carica necessaria per far si che la nostra prestazione vada al meglio.

Sono stati condotti numerosi studi sulla relazione fra prestazione e ansia e ciò che tali studi evidenziato è che

aumentando il livello di attivazione, la prestazione migliora fino a un dato punto, poi peggiora (livello di attivazione troppo elevato).

La curva di attivazione di Yerkes e Dodson (1908) spiega come livelli moderati di attivazione siano utili per l’attività e più proficui nello svolgimento dei compiti (principio della U rovesciata).

Un giusto livello di ansia permette di migliorare la prestazione, consentendo di sviluppare al meglio tutte le risorse disponibili.

Tre funzioni dell’ansia


1.Energia e attivazione

L’ansia ci dà l’energia per affrontare le piccole o grandi sfide della nostra vita
Ogni esame, competizione, situazione in cui siamo messi alla prova e siamo chiamati a dare il massimo di noi stessi ci troviamo nella condizione di mettere in discussione i nostri investimenti mentali, fisici e psicologici. E’ normale provare ansia e come abbiamo visto nella teoria della U rovesciata (invio sopra) finché non supera certi livelli è funzionale ad una migliore prestazione.
Pensiamo all’atleta che sta per compiere una prestazione:
il suo organismo deve attivare una serie di processi fisici e psicologici che gli permetteranno il raggiungimento del risultato ottimale; gestire lo stato di attivazione significa sviluppare il senso di vigilanza e di attenzione, accelerare l’attività dei muscoli che si preparano allo sforzo e l’attività del cuore e dei polmoni che si preparano al dispendio di energia.
Per un atleta è di fondamentale importanza raggiungere e mantenere il proprio livello ottimale di attivazione psico-fisiologica in ogni competizione. Il giusto livello di ansia permette di migliorare la sua prestazione.

2. Segnaletica del nostro stato interiore

L’ansia ci fornisce importanti informazioni sulle situazioni che non ci danno benessere e che pertanto dobbiamo individuare per capire come poter stare meglio.
A volte ci capita di non sentirci a nostro agio ma di non avere la consapevolezza di ciò che genera in noi stessi un malessere.
A volte non abbiamo il coraggio di dire la nostra.
A volte non riusciamo a dire di no.
A volte dovremmo ‘solo’ comprendere che stiamo vivendo una situazione in cui dobbiamo accettare qualcosa che non ci piace e preparare dentro noi stessi una strada o una strategia alternativa più adatta a noi.

L’ansia può costituire una importante segnaletica del nostro stato interiore.

 

L’ansia è per noi un segnale molto importante perché ci sta dicendo di fare qualcosa per stare meglio perché noi siamo più importanti delle cose che ci accadono addosso.

‘In ufficio c’è una collega che proprio non sopporto. Si impiccia delle mie cose, deve sempre dire la sua, si mette in mostra in ogni momento con il capo e non vede altro che se stessa. E’ da un po’ di tempo che il fastidio che provavo si è trasformato in ansia: al mattino quando penso di entrare in ufficio mi sale un senso di soffocamento e spero sempre che la collega non ci sia per passare una giornata più tranquilla.’

L’ansia che provo mi sta dicendo che c’è qualcosa che non sto facendo per stare bene. Forse dovrei mettere dei confini più chiari alle mie cose, magari anche al mio lavoro chiedendo più chiarezza al mio capo, oppure dovrei consentirmi di dirle ‘mi hai stancato!’, oppure dovrei cercare di capire perché la relazione con questa persona ha preso questa piega, se ci metto qualcosa di mio, se proietto su questa persona qualche altra preoccupazione più nascosta che io stessa non ho ancora ben identificato…


3. L’ansia ci guida

L’ansia ci può guidare nelle decisioni e aiutarci a individuare strategie da mettere in atto in determinate circostanze al fine di condurci a un risultato ‘buono’ per noi stessi.
In tutte le situazioni in cui ci accingiamo a prendere una decisione o a dover stabilire che strategie mettere in atto per raggiungere un certo obiettivo l’ansia ci indica innanzitutto che ciò che ci accingiamo a fare è importante per noi e che siamo concentrati al massimo su quanto stiamo per intraprendere.

L’ansia rappresenta ancora una volta un segnale importante perché ci sta dicendo di fare qualcosa che per noi è importante per stare bene, perché noi siamo più importanti delle cose che ci accadono addosso.

‘Tra un mese ho una importante scadenza di lavoro e i tempi    davvero stretti…mi vengono pensieri negativi sul ‘bucare’ la scadenza..mi rendo conto che l’ultima volta abbiamo un po’ sofferto per giungere in tempo alla consegna del lavoro…forse non abbiamo curato adeguatamente la pianificazione del lavoro e con l’avvicinarsi alla scadenza siamo stati un po troppo ingolfati…’

Il senso di ansia che provo mi sta dicendo che per questa scadenza devo fare qualcosa di diverso da un lato per raggiungere il mio obiettivo lavorativo dall’altro per portare avanti il lavoro meglio, con maggiore padronanza e con una tempistica più adeguata affinché tutti possano lavorare in una condizione di maggiore benessere e quindi in maniera più produttiva.

Tenere a mente questi aspetti ci aiuterà a capire che il vero obiettivo non è azzerare l’ansia ma gestirla

Ancora una volta chiedo la vostra collaborazione attraverso i vostri commenti ed esempi in cui sentite salire l’ansia sia nel caso in cui riuscite a cogliere la funzione positiva sia nei casi in cui vi opprime e vi destabilizza. Ne parleremo ad inizio della prossima ‘puntata’

Vi aspetto al prossimo articolo, il terzo della serie

Ansia, no grazie

A presto!

Daniela La Porta

mail: danielalaportapsi@gmail.com

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3 COMMENTS

  1. Grazie per l’articolo. Posso dire senza troppi problemi che io si soffro d’ansia. Sto imparando a conoscerla. Quando è buona per me e quando invece non lo è. Ho imparato ad esempio che posso aiutarmi a gestirla ricordandomi di respirare perché la mia di ansia non sempre ma spesso mi toglie il respiro letteralmente.
    Grazie ancora!
    Ilaria

  2. Ed ecco al secondo aspetto… non c’è dubbio che ,oltre agli aspetti negativi, saper gestire l’ansia costituisce un momento di crescita anche emotiva ed esperienziale. .. oltre agli aspetti positivi rappresentati probabilmente dalla liberazione di neurotrasmettitori.. che intervengono sull’ umore… saper gestire l’ansia però non è affatto semplice poiché il substrato su cui si genera l’ansia è dominato da altre problematiche (ad esempio depressione…una su tutte)che rendono difficile la gestione soprattutto da soli.

  3. L’articolo sintetizza in maniera efficace cio che a mio avviso sono le istanze “positive” dell’ansia. Per quel che mi rigurda l’ansia mi ha sempre spronato a raggiungere buoni risultati sia negli studi che nella vita lavorativa. L’iniziale sensazione di disagio con domande tipo “ce la faro’?”, “saro’ all’altezza?” ecc.
    ha sempre trovato il giusto bilanciamento nella voglia di andare oltre ed accettare le sfide che ho sempre superato con risultati apprezzabili. Per cui posso dire che in questo ambito l’ansia e’ stata sia direttiva che motivazionale. Altra storia, per me, e’ l’ansia relativa a situazioni piu’ intime ed emozianali.
    In questi casi credo che una “chiacchierata” con un addetto ai lavori puo’ sempre creare uno spazio al superamento. Non voglio farla facile. Tutto e’ sempre relativo alla singola persona ed alla storia personale. Ma non bisogna mai perdere la speranza. D’altronde la nostra ansia e’ sempre espressione di noi stessi e se sappiamo ascoltarla puo’ essere sempre foriera di un miglioramento.

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