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PUNTOSUDIME di Daniela La Porta

ANSIA, NO GRAZIE

COME GESTIRLA PER NON SUBIRLA

un percorso on line alla ricerca di un nuovo rapporto con l’ansia

Il quarto articolo articolo avrà come obiettivo quello di comprendere alcune delle strategie che possiamo utilizzare per gestire e non subire l’ansia

Che cosa abbiamo visto nella puntata precedente?

Abbiamo parlato delle possibili cause dell’ansia, ne abbiamo individuate 5 e le abbiamo chiamate: La paura di avere l’ansia, Troppa carne al fuoco, Più cerco di controllare tutto più perdo il controllo, Ansia anticipatoria e profezie che si autoavverano, Bias cognitivo e convinzioni irrazionali.

In quest’ ultimo articolo sul tema dell’ansia andremo a vedere quali possono essere le strategie efficaci per la gestione dell’ansia.


VOGLIO VERAMENTE LIBERARMI DALL’ANSIA?

Per prima cosa ci dobbiamo porre questa domanda: Voglio veramente liberarmi dall’ansia?’
‘Voglio veramente rinunciare a quella agitazione interiore a cui in fondo sono abituato, che mi occupa il tempo, i pensieri ed anche i dialoghi con me stesso gli amici o i cari?’
In fondo siamo affezionati alla nostra ansia anche se detto così può sembrare offensivo e superficiale…

Quello che voglio dire è che decidere di gestire l’ansia dipende fortemente da una propria volontà di cambiare una parte di sé e questo richiede impegno esercizio e allenamento. Siete veramente disposti a intraprendere un cambiamento nei confronti di voi stessi?

In fondo se ci penso ‘mi mette ansia pensare di cambiare per non avere più l’ansia! …

…tuttavia se sono proprio deciso e voglio iniziare ad abbandonare l’ansia… 


5 passi per gestire e non subire l’ansia

1. VALORIZZARE L’ANSIA FUNZIONALE

Come abbiamo visto nel secondo articolo sull’ansia non sempre l’ansia è una nostra nemica. In alcune situazioni è importante riconoscerla e considerarla come un segnale che la nostra mente e il nostro corpo ci inviano per conseguire un certo obiettivo o per raggiungere uno stato di maggiore benessere. 
L’importante è considerarla e non scansarla: un po’ di disagio ce lo crea ma se stiamo attenti a entrarci in contatto e a renderci conto della sua funzione inizieremo a considerarla come una sensazione con cui si può convivere proprio perché ci è utile.
Nel caso in cui sentiamo che ci crea un disagio forte possiamo porci queste domande:
– Sto sopravvalutando la situazione che mi crea ansia?
– Sto sottovalutando me stesso nella capacità di affrontare la specifica situazione?
– Ho semplicemente bisogno di imparare a conviverci prendendo le giuste misure da essa?
Se ci rendiamo conto che stiamo vivendo un’ansia eccessiva potremo provare a mettere in atto altre strategie e se proprio non riusciamo ad uscirne sarà opportuno rivolgersi ad un professionista.

2. CONOSCERE: COMPRENDERE COME E QUANDO LA MENTE GENERA ANSIA

Spesso sento dire “conosco bene la mia ansia”.  Certamente ognuno di noi conosce cosa vuol dire provare ansia. Talvolta siamo un po’ meno ferrati sulle reali circostanze in cui proviamo ansia. 

E’ molto importante conoscersi da questo punto di vista: chiedersi quali sono le specifiche situazioni che danno avvio al processo che ci fa ‘provare ansia’ e cercare i punti in comune fra queste situazioni; riflettere sulle situazioni in cui viviamo un livello accettabile di ansia e siamo in grado di gestirla; domandarsi in che modo e in che situazioni riusciamo a placare la nostra ansia e quando invece l’ansia che proviamo prende il sopravvento riducendo anche la nostra lucidità.

3. METTERE CONFINI ALL’ANSIA: DARE UN NOME A CIO’ CHE CI METTE ANSIA

L’ansia per definizione è una sensazione generalizzata di preoccupazione… eppure è proprio questa indeterminatezza che rende più complesso il processo di ‘gestione dell’ansia’.

E’ molto utile imparare a identificare, nella confusione e pervasività dell’ansia che proviamo, che cosa effettivamente attiva la nostra preoccupazione; che cosa ci agita; che cosa ci da quel senso di affaticamento mentale e di oppressione fisica.

In ogni situazione per quanto possa risultare difficile dare un nome a ciò che ci procura ansia è sempre possibile identificare quel qualcosa che ci fa salire l’ansia: un timore che riguarda il futuro, un pensiero, una immagine visiva, un qualcosa che non possiamo o non riusciamo a controllare…

Mettere dei confini all’ansia ci permette di compiere un importante passaggio che potremmo descrivere come il passaggio dall’ansia alla paura. La paura come abbiamo visto nel primo articolo sull’ansia è identificabile e nei confronti di essa è possibile attivare in modo più mirato le nostre energie e di conseguenza è possibile fare qualcosa per opporci all’impotenza che ci trasmette tutto ciò che è senza confini e confuso.

4. DIALOGARE CON SE STESSI: DIALOGARE E DISCUTERE CON LA PROPRIA PARTE ANSIOSA

I primi tre punti descritti presuppongono la capacità di intraprendere un dialogo interno.

Abbiamo appena detto quanto sia importante conoscere come funziona la nostra mente e provare a circostanziare di più ciò che ci crea un disagio interno.

Per far questo è essenziale attivare un dialogo con sé stessi, porsi delle domande, cercare di darsi delle risposte, dialogare con la propria parte più ansiosa cercando di non trattarla male. Già non trattarla male…spesso infatti poiché questa parte da fastidio e fa soffrire si finisce per il provare una sorta di intolleranza e un forte giudizio verso se stessi, verso le proprie debolezze, verso i propri dubbi e le proprie preoccupazioni.

Spesso sento dire “Non mi sopporto! Perché devo stare così? Perché non riesco a stare tranquillo/a?”.

Dialogare con se stessi significa avere rispetto per ogni propria parte, anche quella ansiosa, chiedersi cosa accade e perché, essere più comprensivi e accettare anche di provare sensazioni meno piacevoli.

4. MODERAZIONENON PRETENDERE DI AZZERARE L’ANSIA

Ci sono almeno due motivi che ci portano a concludere che non dobbiamo avere la pretesa di azzerare l’ansia:

la prima è che l’ansia non è solo una nostra nemica, la seconda è che se fa parte di noi ed è una nostra debolezza dobbiamo imparare ad ‘accudirla’ e così facendo a gestirla e riportarla a livelli tollerabili.


Ci stiamo avvicinando  al termine del nostro percorso sul tema dell’ansia

Vorrei proporvi un’ultima riflessione:

alla base dell’ansia c’è una richiesta di comprensione che noi facciamo a noi stessi perché c’è qualcosa che non ci fa stare bene e noi non dobbiamo ignorare questa richiesta, bensì entrarci dentro, farla esprimere e allo stesso tempo contenerla.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto e che hanno lasciato il loro commento e tutti coloro che mi hanno seguito silenziosamente.

Ritengo molto prezioso il vostro contributo per tanti motivi tra i quali tengo a sottolineare: l’importanza di confrontarsi su tematiche delicate come questa perché toccano le nostre parti deboli; l’importanza di condividere il proprio punto di vista che grazie alla sua unicità può dare agli altri motivo di ulteriore riflessione; l’importanza di trattare con ‘cura’ le nostre piccole e grandi sofferenze il che vuol dire dargli il tempo e lo spazio che meritano e  intraprendere un percorso interno verso il cambiamento e il miglioramento della qualità della propria vita.

Per questo vi invito ancor più calorosamente a utilizzare questo spazio come luogo di confronto e di scambio e di offrire a tutti i lettori ulteriori spunti di riflessione su come gestire e non subire l’ansia ed in particolare su quali strategie impiegate con riscontro positivo. Infine vi chiedo di non esitare a contattarmi nel caso di domande e di riflessioni più delicate che meritano un adeguato spazio di ascolto.

A presto!! 

Daniela La Porta

mail: danielalaportapsi@gmail.com

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3 COMMENTS

  1. La quarta parte dell’articolo attinente il disturbo dell’ansia si rivela molto interessante sotto diversi punti di vista che ci invitano a riflettere e soprattutto ci permettono di apprendere delle strategie per imparare a gestire l’ansia e non subirla.
    Sulla base di quanto illustrato dalla dott. ssa La Porta, è possibile rilevare in prima approssimazione che l’ansia non costituisce affatto un ostacolo insormontabile soprattutto se si tengono in considerazione le strategie che possono fornire una risposta per la soluzione del disturbo, portandola a livelli più tollerabili. Sortisce maggiore interesse l’aspetto attinente l’impiego della volontà della persona sia per imparare a gestire l’ansia che a mettere i confini al disturbo. Difatti, a mio avviso, tutto dovrebbe prescindere dalla volontà della persona nel raggiungere obiettivi diretti a cambiare e migliorare il proprio stile di vita e quindi raggiungere una migliore forma di benessere. La volontà di cambiare e di migliorare non deve essere imperniata solo sul dialogo interno alla persona, che senz’altro si rivela utile nelle aspettative, ma si rivelerebbe più costruttivo se da parte della persona emergesse la volontà di dialogare anche all’esterno, ossia discutendo del disturbo e della problematica con gli altri e con le persone competenti che possono fornire una forma di ausilio. In tal modo, non viene meno l’arricchimento delle informazioni attinenti il disturbo e quindi la presa di conoscenza di ciò che è utile alla persona stessa per la sua salute.
    Ed è proprio l’insieme delle informazioni, delle conoscenze e degli aspetti culturali che arricchiscono il sapere della persona, fornendogli un’adeguata preparazione e altresì ponendolo sul piano giusto nelle eventuali circostanze nelle quali possa trovarsi.
    Pertanto, mi preme un riferimento diretto all’egregio lavoro della dott. ssa La Porta che, con i suoi articoli attinenti il disturbo dell’ansia, ha permesso di farci acquisire conoscenze e concetti utili di rilevante importanza e finalizzati all’arricchimento del nostro bagaglio culturale.

  2. Sono d’accordo Celestino sull’importanza dell’intraprendere un dialogo con l’esterno oltre che internamente, in particolare discutere del disturbo e della problematica con persone competenti. Lo ritengo essenziale nei casi in cui l’ansia assume livelli tali da compromettere un adeguato e sereno funzionamento nelle aree importanti della nostra vita (sociale, lavorativa, relazionale). Utile anche il confronto costruttivo con gli altri. Nutro dei dubbi sui tanti gruppi cd di auto-aiuto diffusi sui social dove ho notato un ‘lamentarsi’ e cercare la condivisione del disagio quasi allo scopo di ‘mantenere’ il disagio che diventa l’oggetto di comunicazioni e di dubbie comprensioni e a mio avviso poco produttive di una vera messa in discussione e presa di coscienza del problema per farsene carico in modo attivo. Grazie mille Celestino per le tue riflessioni che ne alimentano altre utili e interessanti. Grazie anche per i complimenti su questo percorso incentrato sul tema dell’ansia. A presto!

  3. Ho seguito con piacere le quattro parti di questo argomento “ansia”. L’argomento e’ stato strutturato in maniera organica e facilmente comprensibile, ed e’ stato foriero di molti spunti di riflessione personale. Mi sono riconosciuto quando si suggerisce di “farsi attraversare” dall’ansia e da come questa accettazione attenui molto il senso di impotenza e disagio. Ringrazio la Dr.ssa La Porta per l’opportunita’ datami ed aspetto con piacere futuri “spunti” di riflessione.

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